venerdì 4 marzo 2016

Il Teatro Sociale di Luzzara: cenni storici


Dal maestro Carlo Caselli (Luzzara - Cenni Storici, anno 1889) apprendiamo che sin dal 1770 alcuni dilettanti del paese avevano divertito il pubblico recitando in un piccolo teatro del palazzo* Gonzaga, e nel 1774 costituitisi in società, facevano costruire un teatrino nell'attuale scuola d'arte. Lo stesso autore riferisce che si recitò pure nella chiesa di S. Croce** e nel 1813 in una sala del fabbricato detto della Macina. Nel medesimo anno - continua il Caselli - alcuni proprietari pensarono di fabbricare un teatro principalmente per uso dei dilettanti e per lasciare testimonianza di perenne memoria al proprio paese.
Quindi, sebbene esistessero forme associative antecedenti, la Società Teatrale Luzzarese riconducibile all'attuale edificio di Piazza Tedeschi trae la sua origine e la sua costituzione da un rogito del notaio Crema Giovanni del 1 giugno 1813 (Regnando Napoleone Primo Imperatore dei Francesi). Con tale atto i fratelli Camillo Boccalari, giudice di pace di Luzzara, e suo fratello Giuseppe vendevano alla costituenda "società per la formazione di un teatro nella terra di Luzzara", rappresentata dal capitano Carlo Bertolini, un fabbricato posto nel castello di Luzzara, ad uso granaio e tinazzara, contraddistinto con i numeri civici 125 e 126 e confinante a levante con il viottolo detto "delli Bonanomi" (l'attuale Via Piave), a ponente con il vicolo "traducente didietro alla Chiesa Parrocchiale" (l'attuale Vicolo Chiesa), a mezzogiorno con Antonio Campioli e a settentrione con il Vicolo Boccalari (da immaginarsi come ideale prosecuzione dell'attuale Via Melli in quanto all'epoca la piazza di fronte al teatro non esisteva ed era occupata da un cortile privato). Il corrispettivo pagato per l'acquisto dello stabile da ristrutturare e trasformare in teatro fu di 2302 lire 55 centesimi e 6 millesimi. Dal documento si evince che il nucleo originario della Società Teatrale Luzzarese era formato dai seguenti membri: capitano Carlo Bertolini, Don Giuseppe Platestainer arciprete di Luzzara, Ferrante Palazzi, Alberto Mainoldi, Pietro Negri, avvocato Antonio Navaroli, Marianna Allegretti, Gaetano e Sante Musi, Don Giuseppe Aldrovandi cappellano del beneficio di San Giuseppe, donna Maria Sagramoio vedova Solci Scarpi, Pietro Sormani, Giovanni Ferrari e Pietro Zanetti. Era l'alta società luzzarese dell'epoca.

Tornando all'opera del Caselli, apprendiamo che i lavori cominciarono e subito vennero interrotti, per essere ripresi nel 1821. Ma il nuovo teatro non piacque e si cercò di venderlo per costruirne un nuovo in migliore posizione; non trovando un acquirente, nel 1845 si decise poi di farvi nuovi lavori e nel 1852 (2 ottobre) finalmente s'inaugurava coll'opera I Capuleti ed i Montecchi (di Vincenzo Bellini).

Il teatro poteva contenere fino a 400 persone, con 47 palchi divisi in tre ordini. Il sipario (oggi disperso) rappresentava la Fiera di Luzzara coi Principi Gonzaga e fu dipinto dal Casali. (Fonte: Wikipedia)

Uno scritto di Riccardo Cagnolati, conservato presso la Biblioteca Maldotti di Guastalla, ci fornisce alcune informazione sui decori delle volte dell'ingresso. All'inizio del '900 il basso soffitto era ornato con leggeri e ariosi motivi floreali che facevano da cornice ai ritratti di Verdi, Rossini, Goldoni e Alfieri.

Dallo Statuto-Regolamento della Società Teatrale Luzzarese approvato il 26 gennaio 1913 (una probabile revisione di un precedente documento) si apprendono alcune interessanti informazioni sul funzionamento dell'ente. La proprietà del teatro apparteneva ai palchettisti (i proprietari di un palco e perciò, in virtù di tale requisito, membri della Società Teatrale). Le azioni dei palchi del I e II ordine erano di L. 350, quelle del III ordine variavano da L. 80 a L. 140. Il palco comunale (quello centrale) valeva tre volte la singola azione da L. 350 (quindi 1050 Lire), mentre quello di proscenio si attestava a L. 200. L'Assemblea dei Palchettisti (nel 1913 gli azionisti erano 42), convocata in seduta generale, nominava la Commissione, e a gennaio di ogni anno fissava il canone, la cui entità era correlata al programma degli spettacoli e alle altre spese da sostenere. La Commissione, composta da un Presidente, un Direttore e tre Membri, era l'organo deputato a dare esecuzione alle delibere dell'assemblea e oltre ai vari compiti operativi e amministrativi aveva anche quello di aver cura che il teatro fosse provveduto di spettacoli decenti e piacevoli. Vi erano poi un Cassiere e un Custode. La società si avvaleva di alcuni inservienti, che prestavano servizio durante gli spettacoli. Dovevano presentarsi in teatro un'ora prima dell'apertura (in caso di ritardo venivano sanzionati con una multa e alla terza mancanza potevano essere licenziati, anche se l'assenza o il ritardo erano giustificati), prestare attenzione alla propria pulizia e igiene personale, utilizzare un linguaggio corretto evitando parole sconvenienti, attendere ai propri compiti senza dare confidenze; infine non potevano, in qualunque luogo del teatro, ubriacarsi, applaudire, fischiare, fumare, cantare.

La Commissione aveva facoltà di concedere l'uso del Teatro per feste, spettacoli, ricorrenze civili e patriottiche, o per conferenze scientifiche, artistiche, letterarie, purché non vi fosse alcun aggravio o pregiudizio alla Società Teatrale specialmente nei suoi rapporti con la Società d'illuminazione per la tassa della luce elettrica: anche all'epoca si stava in pensiero per le periodiche bollette.

Il teatro subì un radicale restauro nel 1919. Benché venissero mantenuti i tre ordini di palchi, la pianta, che originariamente era ad U svasata, fu modificata in forma semicircolare. (Fonte: Wikipedia)

Negli anni '30 e '40, oltre ad ospitare le rappresentazioni delle compagnie di giro, gli spettacoli della locale Società Filodrammatica e le esibizioni della Società Filarmonica luzzarese, il teatro era utilizzato anche come sala da ballo e come cinematografo. Dalla documentazione conservata presso l'archivio del comune di Luzzara emerge che nello stesso periodo vennero effettuati parecchi lavori di sistemazione e riparazione per ottemperare alle richieste in materia di sicurezza della Commissione di vigilanza sui teatri e pubblici spettacoli (l'edificio ha sempre avuto un'esistenza tribolata).

Venne venduto a privati nel 1947 e trasformato in magazzino. Negli anni '70 fu perfino adibito ad autorimessa: in uno scatto inserito nel libro "Un paese vent'anni dopo" (Berengo Gardin, Cesare Zavattini - Einaudi, 1976) troviamo testimonianza di questo fatto.

L'edificio venne riacquisito dal comune negli anni '80 del XX secolo e nel 1987, su progetto dell'architetto Maria Celeste Freddi, si cominciò la ristrutturazione, interrotta poco tempo dopo per mancanza di fondi.
(Fonti: Wikipedia e "Il comune di Luzzara" - dicembre 1988) ____________________________________________________________
* In realtà abbiamo appurato che non si trattava del palazzo della Macina, ma di un palazzo di proprietà dei Gonzaga di Luzzara sito nell'attuale Via Dalai, che è rimasto della famiglia fino all'estinzione del ramo (1830 circa). 
** Si trovava nell'attuale Via Marconi e rimase consacrata fino al 1952.