sabato 5 marzo 2016

Dino Tagliavini “BAGIAN”: al bösch, la magana e l’alsana


Ho fatto la quinta elementare e non posso capire il dialettico giornalistico. E allora lascio spazio a voi giovani che avete studiato, che parlate bene: noi siamo un po’ più grezzi. Voi giovani – non tutti – ci considerate già sorpassati nella vita; invece no, dovete rammentare che un anziano ha molto da insegnare. Non importa se un vecchio ha l’ulcera, ha male alle gambe o altri malanni, perché se ha il cervello a posto, se vede il sole al posto del sole e la luna al posto della luna, c’è da ascoltarlo molto bene. C’è molto da scoprire nell’anziano: è come leggere un libro di storia.

Alla mattina all’alba si veniva già nel bosco e si raccoglievano i pali, i fasci di legna. Verso le dieci si faceva una pausa per mangiare: il picnic originale. Uno era addetto a fare il fuoco. Quando il braciere era pronto e noi avevamo finito di lavorare andavamo a mangiare polenta abbrustolita, lardo (di grasso ne mangiavamo dei bungion), e cuspiton (aringa sotto sale). C’era un amico, Tamplon, che ne mangiava sei, sette teste.

Non ti puoi immaginare quello che abbiamo vissuto ai nostri tempi. Sono del 1914 e a otto anni ero già a lavorare nel bosco. Ho visto tante cose, la miseria… Grazie a Dio ho sempre avuto il pane, la polenta e un po’ di companatico, ma c’era della povera gente che non aveva niente, solo tre, quattro fette di polenta.

Dopo la pausa delle dieci si tornava a lavorare fino all’una. All’una andavamo a mangiare al toc che era un crostino di pane avanzato e un piccola mela campanina. Nella mezz’ora del pasto raccoglievamo anche li perghi, perché era tradizione che i boscaioli dovessero avere come ricompensa, oltre alla paga giornaliera, venti perghi e an pal. E poi via ancora a lavorare fino a sera, dall’alba al tramonto.

Se tu avessi visto come si trasportavano le merci all’epoca sul fiume! Da Guastalla, Dosolo, Luzzara, con i battelli, a tirar l’alzana*. Sai cos’è l’alzana? Non te lo puoi immaginare.

Un giorno ero a ballare alla festa dell’uva in teatro a Luzzara - all’epoca avevo già diciassette, forse diciotto anni – quando alle due mi vengono a chiamare per andare sulla magana, il battello grosso che portava 180 quintali. Siamo andati a casa e ci siamo cambiati. Nei pressi della muntada, dove stavano i Martinelli, un mio amico ha preso una gallina che dormiva sotto un pesco. Siamo partiti e abbiamo vogato fino in bocca d’Oglio. Poi abbiamo preso l’alzana (prima o poi te la devo fare vedere perché non puoi capire) per trainare la magana fino a Canicossa, dove abbiamo caricato 60 quintali circa. Ci siamo diretti poi alla Bruschina, vicino a Cizzolo. Era una corte dove dovevamo caricare altre cose. Lì una vecchietta ci ha ospitato in una stalla e ci ha cotto la gallina in una brunsa. Abbiamo mangiato la gallina e dla söpa in dal brod. La mattina alle tre abbiamo caricato – è una roba che a raccontarla mi vengono i brividi pensando alla vita di adesso – e siamo arrivati dal Facion a Cizzolo, dove abbiamo legato la magana perché c’era scuro. Ci siamo diretti verso casa vogando controcorrente e siamo rientrati alle undici. Ad aspettarmi c’era un po’ di minestra che mi avevano messo da parte. Alle cinque siamo tornati a riprendere la magana per portarla a Luzzara. Abbiamo scaricato e caricato tutto sui carretti, che di camion non ce n’erano, e per tutto questo tribolare ho percepito 12 lire.

Testimonianza estratta da un documento video di Lorenzo Davoli

* L'alzana era una fascia, ottenuta con la tela delle vele oppure di un sacco, che il barcaro faceva passare attraverso la parte superiore del petto. Posteriormente veniva legata con una cordicella cui veniva annodata la corda che serviva per trainare la barca.

Link al documento video:

http://unpaese.blogspot.it/2010/11/ricordando-bagian.html