sabato 20 dicembre 2014

Golena Paura, la vera storia dell'Uomo Nutria

Da "Ultime Notizie Reggio" del 29/05/2001

UOMO NUTRIA STORY
(dal sito golenapaura)

Il cadavere

L'Uomo Nutria
Nell'Ottobre del 1995 nei pressi di Luzzara (RE), in zona golenale venne rinvenuto il cadavere orrendamente martoriato di un giovane cacciatore. Dopo un'attenta analisi dei reperti ritrovati dalla scientifica sul luogo del delitto e sul corpo del malcapitato, il Dott. V, esperto di fama internazionale, giunse alla seguente conclusione (testuali parole): "... La struttura del DNA dell'assassino è molto simile a quella di un essere umano ma non è propriamente quella di un uomo; sostanzialmente ci troviamo di fronte a un, scusate il termine poco ortodosso, quasi-uomo o per essere più precisi ad una mutazione. In particolare, e forse la cosa vi sorprenderà, ho potuto riscontrare nel soggetto alcune analogie genetiche con un roditore molto comune in quest'area: il Myopotamus o Hydromys coypus, volgarmente conosciuto come nutria. L'uomo che stiamo cercando è quindi un uomo-nutria...".

Missione Poker d'Assi

Sempre nell'Ottobre del 1995 i sindaci dei comuni della bassa reggiana decisero di organizzare una missione esplorativa in area golenale. Nome in codice della spedizione: Poker d'Assi. Obiettivo: scovare e annientare il mostro. Quattro i componenti: il Dott. V, responsabile scientifico del gruppo, Steve Moro, un italo-americano conosciuto da tutti come il mercenario del Po, ex lagunare, esperto di armi, tecniche di combattimento e soprattutto profondo conoscitore della zona golenale, Maurizio Faina, soprannominato l'astuto, investigatore privato di fama nazionale e per finire Simone Tosini, il portatore della missione, un ragazzo non molto sveglio ma di grande forza fisica.

Steve

Alla missione sopravvisse solo Steve Moro, tuttora ricoverato in una clinica psichiatrica. La mente di Steve è sovente preda di terrificanti incubi e durante la notte lo si può sentire gridare frasi come queste: "Fottuto bastardo! E' un essere mostruoso, velocissimo sia in terra che in acqua! Ha massacrato Simone! Il Dott. V ci ha tradito, faceva il doppio gioco. Ho sparato un intero caricatore ma quel bastardo è fuggito!"
Steve aveva con sè una macchina fotografica con la quale riuscì a ritrarre il volto dell'uomo nutria.

Epilogo

Alla missione seguirono le indagini della magistratura che portarono alla scoperta, nel cremonese, di una società facente capo al Dott. V dotata di sofisticati laboratori. Al loro interno venivano condotti esperimenti segreti volti a creare combattenti superiori da vendere ai migliori offerenti. L'uomo-nutria, frutto di uno di questi esperimenti, rappresentava il prototipo del soldato anfibio, ma per una fatale disattenzione dei guardiani riuscì a fuggire dal recinto dove era confinato. Oggi il suo agghiacciante urlo spezza ancora  il silenzio della notte di molti paesi della bassa reggiana.

La storia appena raccontata è frutto della mia fantasia e ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è  puramente casuale.

"Erano gli anni '90 e sognavo di fare il regista di film horror."
Paolo Losi

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Il parere dell'esperto, dott.ssa Valeria M.

La Dottoressa V. (qualche analogia col Dottor V. ?? ) med. veterinario, esperta in etologia, genetica ed evoluzione del comportamento animale, offre oggi il suo supporto scientifico alle comunità golenali basso-padane, al fine di risalire alle abitudini dell' uomo-nutria e renderne così possibile la cattura.


Dott.ssa V. :<< E' sicuramente un meraviglioso caso di copia fenotipica di un mutante dell' Hydromis coypus (fam. capromidi). Il repertorio comportamentale dell' uomo-nutria, evinto dall' interpretazione delle sue seppur rare tracce (trattasi di un essere furbissimo) fa supporre che il suo "valore di sopravvivenza" sia superiore a quello di qualsiasi altro essere vivente finora studiato, in quanto unisce l' astuzia umana alla capacità di adattamento animale. Ho intuito che passa molte ore nuotando nelle acque del Po, per cercare cibo, ma soprattutto per ingannare il tempo. E' senza dubbio carnivoro, anche se raramente troviamo i resti dei suoi "banchetti", essendo solito triturare con i potenti molari anche la carcassa ossea delle sue prede. Ho valide ragioni per supporre che in assenza di cibo l' uomo-nutria arrivi a episodi di automutilazione. Derivando dalla mutazione di un animale "sociale" l' uomo-nutria soffre di solitudine, non trovando nelle golene alcun esemplare di "donna-nutria", e esprime il disagio delle sue notti solitarie lanciando spaventose urla, unica espressione della sua biocomunicazione. Confermo l' impressione del Sig. Steve Moro, unico superstite della spedizione Poker d' assi, che con un termine poco scientifico ma molto eloquente, ha definito l' uomo-nutria un "fottuto bastardo"! Resto a disposizione della comunità luzzarese per qualsiasi chiarimento. >>

sabato 13 dicembre 2014

Quando in Versilia si mangiavano i cappelletti luzzaresi

Remo Tisi nel negozio di Via Machiavelli a Viareggio

Era il marzo del 1955 quando lasciai Luzzara - avevo da poco ceduto il mio forno sotto i portici - con destinazione Viareggio, dove avevo rilevato un piccolo negozio di generi alimentari in Via Machiavelli. Accompagnato in automobile dal mio amico Farinen (Bruno Farina), attraversai il Passo della Cisa per raggiungere la costa tirrenica. Il viaggio fu una vera e propria odissea. Con i tergicristallo rotti, fummo sorpresi da una forte nevicata e Farinen dovette tenere pulito il parabrezza a forza di braccio.

All'inizio fu dura e i conti non sempre quadravano, ma un giorno finalmente la svolta. Avevo messo in vendita sul banco del negozio un po' di cappelletti preparati da mia moglie Elena (Soliani), quando entrò una distinta signora che chiese:
"Che cosa sono?"
"Sono cappelletti fatti in casa," risposi "è una pasta tipica della mia terra, l'Emilia."
"Ma ha solo quelli o ne può fare di più? Me ne servirebbero quattro o cinque chili."
"Su ordinazione glieli posso preparare!" dissi entusiasta.

Scoprii in seguito che la signora era la proprietaria di "Tito del Molo", all'epoca uno dei ristoranti più rinomati della città. I cappelletti furono subito apprezzati e col passaparola le richieste cominciarono ad aumentare. Fu così che decisi di aprire un pastificio in Via Matteotti, per dedicarmi esclusivamente alla produzione di pasta fresca e cogliere al meglio l'opportunità che fortunatamente mi si era presentata. Dal Pastificio Remo cominciarono ad uscire quintali ad caplet lusares che raggiungevano quotidianamente i negozi, i ristoranti, le pensioni di tutta la Versilia, e ovviamente i palati dei numerosi vacanzieri.

in memoria di Remo Tisi ed Elena Soliani

Vai al video "I cappelletti luzzaresi": http://youtu.be/9K0Wq8GiDBg

lunedì 8 dicembre 2014

La piena del Po: riflessi


Anche l'albero solitario sembra stupito dai riflessi di cui l'acqua del fiume lo ha circondato e vanitoso gioca a specchiarsi, ma presto questa magia sarà svanita e ritornerà sonnecchioso nell'oblio invernale...

Alessandro Belledi

lunedì 1 dicembre 2014

Giugno 1951: Ermes Soliani passeggia per il centro di Luzzara


Foto inviata dalla nipote Elda Soliani