mercoledì 13 agosto 2014

#walk#run#ride#unpaese: percorso n° 3

Percorso n° 3
Luzzara: Via Panagulis
Guastalla: Lido Po
andata e ritorno
13 km circa


Domenica, 10 agosto 2014 (ore 9.00, 27° circa)

Parto dal segnale stradale di Via Panagulis posto all'incrocio con via Lorenzini e dopo pochi metri giro a destra in Stradello Belgrado: la campagna subito mi avvolge. In lontananza, sulla sommità dell'argine maestro, vedo già biciclette, runners e pedoni godersi l'invitante giornata di sole. Al termine di una breve salita abbandono il terreno sterrato e mi immetto - svoltando a sinistra - sulla ciclopedonabile che conduce a Guastalla. Alcuni sorridenti bambini di nazionalità pachistana mi fanno da lepre in bicicletta. Scherzo un po' con loro fino alla discesa che porta in località Fogarino. Lascio sulla mia destra il cartello del Centro Equestre e continuo sulla ciclabile che ora sale su un argine secondario interno alla golena. Mentre corro il mio sguardo si adagia sui campi di granoturco, sui pioppeti, sulle rotoballe di fieno, sulle case coloniche che sfilano alla mia sinistra, e sulla torre di Guastalla che ad un tratto compare in lontananza. Un pungente puzzo di letame mi sorprende poco prima della discesa che porta sotto il ponte sul Po: sono i piccoli inconvenienti della tranquilla vita di campagna. Superati i graffitti che ornano il cemento armato della struttura, giungo finalmente all'imbocco della ciclabile che conduce al Lido Po di Guastalla.

Giunto al Peace in Po (il locale all'aperto sulla riva del Po), mi fermo alcuni minuti per prendere fiato. Seduto su una panca a forma di coccodrillo guardo il fiume e affino l'udito per ascoltare un capannello di anziani intenti a fare filos in dialetto (a chiacchierare). 

"Du mes fa a sun andà a la Taiada cun me muier par vedar Omar (Codazzi - link al sito). Par Feragost a vag inveci a magnar dal pes, ma a go da star atenti a col ca bev e a magni perché a go l'ernia iatale e i diverticoli."
"Me inveci a magni da töt e a bev ancora du bicer ad ven a past."

Sorridendo riparto. Prima di immettermi nuovamente sulla ciclabile - la stessa dell'andata - per rientrare a Luzzara, lascio sfilare alla mia destra il Po, il Crostolo (l'affluente che qui si imette nel grande fiume), il ponticello che l'attraversa e l'ostello della gioventù.

"Ma non potrebbero spianare l'argine?" impreca ansante una signora in bicicletta pedalando a fatica sulla prima salita dopo il ponte. "Speriamo di no!" rispondo tra me e me pensando alle autunnali piene del Po (ricordo di una piena: http://unpaese.blogspot.it/2010/11/nella-primavera-del-1917-ci-fu-una.html). E continuo a correre sotto il cocente sole d'agosto, con la maglietta ormai intrisa di sudore.

Quando vedo comparire sulla destra la torre di Luzzara (per approfondire:  http://unpaese.blogspot.it/2010/11/la-torre-civica.html) e il campanile della chiesa di San Giorgio (per approfondire: http://unpaese.blogspot.it/2011/01/il-campanile-compie-100-anni.html) prendo un po' di coraggio: oggi ho superato i miei attuali limiti fisici e sono un po' stanco (la mia andatura in questo momento non si può definire tale). In prossimità della svolta che conduce in Stradello Belgrado decido di tirare dritto e di rincasare per Via Lorenzini. All'inizio della discesa, come sempre mi accade, provo dispiacere nel constatare lo stato di degrado in cui versa Villa Sant'Antonio (per approfondire: http://unpaese.blogspot.it/2010/11/le-foto-di-corte-lorenzini-inviate-da.html), un pezzo impotante della nostra storia in grave stato di abbandono.

Paolo Losi

 ### ### ### ###