sabato 14 dicembre 2013

Un caffè al Bar Sport (dai Fedaen)




28/10/2013 – I commenti del gruppo di facebook “Noi che Luzzara è casa nostra”

Giulio G. - Un altro pezzo storico di Luzzara ci lascia .. fortunatamente non fisicamente ! dopo un onoratissima e invidiabilissima carriera e dedizione al lavoro chiuderà l'eterno Bar Sport della famiglia Becchi ( detti in gergo popolare dai Fèdaèn ! ) . Io ero forse l'unico giovane a frequentare quel bar fin da piccolo ( anche perchè ho l'ufficio esattamente di fronte al suo bar ) e vi posso assicurare che entrare in quel posto era un piacere , prima di tutto perchè faceva un caffè squisito ( per chi non lo sapesse !! ) migliore di luzzara , sia per le chiacchiere che il sig. Giuseppe e la Norina non si risparmiavano tutti i giorni , dalla vita in tempo di guerra , alle lamentele per la pensione , al gossip luzzarese , agli acciacchi degli anni ... tutto questo senza mai risparmiare un sorriso e una risata appena entravo . era senz'altro il bar con il maggior numero di quotidiani
( ne ho contati almeno 5-6 al giorni diversi ) perché " li parsuni i gha da imparà e infurmaras e mia vardà la television! " ...... mi mancheranno le sue favolose granite fatte ancora con la vecchia macchinetta tritaghiaccio , cosa oramai rara tra gli altri bar ! Saluto tutta la famiglia Becchi e li ringrazio per la loro fantastica carriera di baristi !

Giulio G. - poi mi raccomando se prendevi il caffe macchiato o il cappuccio , guai a dare una cucchiaiata in più sulla tazzina... " aghè da sparà i sold !! "

Marco S. - Ricordo che da bimbo, non esistendo ancora i cellulari, ed essendo stato il mio babbo trasportatore contoterzista, lavoro per il quale capitava di aver bisogno di telefonare in un'azienda o nell'altra, ci fermavamo sovente in quel bar, scambiavamo le mille lire con 5 gettoni, consultavamo le rubrice SIP di tutta Italia e chiamavamo, una volta a Trento, l'altra in Toscana, l'altra ancora a Pordenone, a Milano... ecc ecc... uno dei pochi bar (ne ricordo due) che a Luzzara avevano l'insegna del Telefono Pubblico sopra l'ingresso.

Marco B. - Che vero peccato...... mi spiace veramente. Aveva primo un ottimo caffè poi quando ancora i miei avevano il negozio in via Marconi loro erano appena arrivati lì con il bar; prima era in piazza da Franco.

Giulio G. -  è un peccato perchè , al di la dell'aspetto umano , facevano un ottimo caffè come dice Marco e coloro che non ci sono mai stati un giorno se ne pentiranno !!


Valeria C. - Conosco il sig. Giuseppe come cliente della tabaccheria dei miei, un giorno in occasione del suo compleanno mi chiese di scrivergli 2 cartelli perché voleva offrire il caffè a tutti quelli che sarebbero passati dal bar per festeggiare!!! Una persona gentile, educata e sempre con una parola cortese per tutti!!! Verrà a mancare un buon bar e un bel punto di ritrovo per molti anziani del paese che si trovavano per passare il tempo insieme!

Giulio G. - altra cosa che mi faceva piacere è che ci teneva a farti lo scontrino perchè " me a sùn puvret , vech ma quand a mòri a voi che i parsuni i sar corda adt me parchè a sun sta ùnest e a o pagà li tasi "

Alberto B. - Concordo con Giulio su tutto.

Alberto B. - Negli ultimi tempi era diventata come una tradizione portare i musicisti che venivano presso il mio studio a bere il caffè al bar sport. L'ambiente era stimolante e aveva quel non so che di Vintage che piaceva agli artisti, in modo piacevole per iniziare empaticamente lavoro in studio e lasciarsi ispirare da un'atmosfera magica.

Giulio G. - Il posto è veramente bello , il portone con le ante in legno , un ampia sala dove in estate c'e sempre fresco e grossi tavoli dove giocare a carte. senz'altro il luogo migliore per poter giocare. Poi la foto di suo figlio subito appena entri , lo ricordava spesso con molta nostalgia e amore che padri possono provare per i figli . lo stesso arredo è quello rimasto di tanti anni fa , forse più per ricordo e affetto che per altro ma ho sempre apprezzato certe mentalità di quando ricordavano gli anni migliori.

Giulio G. - a me dava fastidio sentire che quello era "il bar dei vecchi" , per me era il bar dove tutti i giorni imparavo qualcosa di nuovo. Se tanti giovani fossero andati la ogni tanto , ora potrebbero capire il motivo ! Tutti i giorni giuseppe o la norina mi raccontavano qualcosa ... un vecchio proverbio, un aneddoto, un qualche cosa capitato durante la guerra ... una qualche loro biricchinata di quando erano giovani ... di quell ignurant o di quel stùpidot ... sempre con il sorriso in bocca ed era davvero un piacere andare da loro perchè uscivo dal bar con qualcosa di nuovo , un qualcosa che non avresti mai immaginato!

Valeria C.  - (Se siete tutti d'accordo, mia madre mi ha chiesto di stampare questo post con relativi commenti così che lo possa dare a Giuseppe! Sicuramente gli farebbe molto piacere vedere tutti questi apprezzamenti! )

Alberto B. - Vi racconto un aneddoto: un giorno porto l'intera band di Verona al bar sport per una pausa pomeridiana, molti ordinano caffè e vini ( i veronesi sono esperti degustatori), mentre il chitarrista ordina una Fanta. Tutto arriva al tavolo tranne la Fanta che invece di presentarsi nella sua tipica colorazione arancio ha assunto una colorazione praticamente trasparente. A quel punto il chitarrista richiama Giuseppe dicendo: " scusi, le avevo chiesto una Fanta!" E Giuseppe risponde dal banco dei caffè: " Vè an agló mia, bevi l'acqua tonica c'lè cumpagna e l'è buna listes!" Naturalmente ho dovuto tradurre ai veronesi che hanno apprezzato la genuinità e si sono fatti una sonora risata!

Alessandro B. -  Beh che dire di questo bar mio padre lo frequenta da circa 40 anni considerando che ne ho 37 io è da una vita che ci va a giocare a carte ed io appena potevo gli ho sempre chiesto di portarmi a casa una delle loro granite. ho bevuto l'ultima quest'estate prima di andare in america.wow che soddisfazioni. Il caffè the best!

Giulio G. - mio aneddoto: finisce il latte "aspeta che al vagh a tòr al lat al fůran....non ci sono brioche "aspeta lè che a vagh a tór la pasta che adt fianc..." che mito!

Fotografie di Paolo Losi