mercoledì 11 dicembre 2013

Flit

Flit rinvenuto nel 2011 in canonica

Marchio di fabbrica (Standard Oil Company, New Jersey, USA) di un noto insetticida, che nebulizzavamo con la famosa pompetta. “Màsa la vècia cul flìt! E se non muore, col gas!” Invettiva sulle note di una musichetta (…shave and a haircut, two bits… barba e capelli, due monetine…) che annunciava l’intervallo alle serate danzanti, alla Spirale di Guastalla d’inverno e al Giardino d’Emilia a Boretto d’estate. Il mitico Henghel Gualdi, il Benny Goodman italiano, capiva gli off limits imposti dalle guardinghe e sospettose zie e nonne che accompagnavano le ragazze alle feste da ballo. E sfotteva con le note del nonnacidio al flit! “St’at fè stricà ancóra acsé, andóm a ca sübét!”, ringhiavano le nonnette. Ma non conoscevano, povere nonne, la fertilità mentale del Rommel dell’abbraccio, della volpe delle balere: il grande Barilli. Piano diabolico e inattaccabile. Eravamo da sei a dieci noi luzzaresi cacciatori del ballo lento, dello slóv, libera traduzione di slow: compreso il“gran chierico” William Salardi detto Pìroli, che imponeva alla sua bionda di portare le paperine (ballerine) perché, essendo alta, diventava visibile alle “guardie”. Ballando con incredibile e inglese correttezza, noi coppie luzzaresi formavamo un piccola barriera circolare, al centro della quale rimanevano solo una o due coppie, a farsi i fatti loro, invisibili ai guardoni d’ogni tipo. Ma il Barilli raccomandava cambi frequenti e veloci, per non destar sospetti. “Bisògna cuntantàras”, sospirava comprensivo. Anche perché non tutti si pagava: fra le strategie del grande Barilli c’era l’entrata di quello dalle braccia più lunghe. Poiché al Giardino d’Emilia il bar e i servizi erano frequentabili dall’esterno, chi aveva pagato per entrare sulla pista da ballo aveva diritto a uscire ricevendo una “contromarca” da restituire al rientro. Quando sul passaggio divisorio fra i due settori si faceva un attimo di sèrasèra, quello dalle braccia lunghe si inseriva nel fittume e allungava un braccio per parte, ricevendo due contromarche dai due controllori. Ogni domenica due o tre entravano senza pagare.

Da "A Luzzara - Dizionario di Po e di robinie" di Sandro Tedeschi