martedì 31 dicembre 2013

venerdì 27 dicembre 2013

La grande nevicata del 1985


Foto di Sabrina Andreani

lunedì 23 dicembre 2013

Bévrinvén


Bévrinvén. Bere (cibo) nel vino. Natale era sempre nevoso: la messa di Don Früscón non finiva mai e si sentiva lo scalpiccìo delle suole sul pavimento ghiacciato della chiesa. Si andava a casa a piedi sulla neve dura delle rotte. Tutti uomini intabarrati. In Corte Lorenzini si entrava in casa del fattore (allora era Lindo Panisi). Il freddo dei tabarri evaporava e faceva la fümàna nella grande cucina col camino a tutto fuoco. La Bruna e la nonna Elvira mettevano in mano agli uomini una scodella di cappelletti in brodo fumante (si mettevano tre dita sotto la base della scodella e il pollice sopra l’orlo per non scottarsi). Versavano nella scodella del lambrusco, nero come le notti di allora, incoronato di schiuma rosa. Il cucchiaio faceva il resto. Gli uomini mangiavano senza togliere tabarro e cappello voltando le spalle al tavolo (sto ancora cercando una spiegazione valida al cerimoniale). In dieci minuti erano “smarinati”, “stabarrati” e pronti per il pranzo. Poiché di fatto era un “sorbire mangiando” (a Mantova ancor oggi si dice “un sorbir di agnoli”), ci rifacciamo al latino sorbitio -onis, che era il sorbire una pozione, una bevanda, anche un veleno (sorbitio cicutae). Questo rito l’ho visto da Natale del ’45 e per quasi tutti gli anni Cinquanta. Anche a casa di mio nonno Ettore, di Arturo e Umberto Aldrovandi e di tanti altri. Il bévrinvén si ripeteva, potendo, a Capodanno e a Pasqua alta. Con inverno precoce si poteva iniziare il giorno dei Santi. Per la Madonna dell’otto dicembre, sempre in brodo e obbligatorie erano li sfrisulàdi, li fujadi mantovane, tagliate con lo sfrésul. Lo sfrésul era la rotellina dentata per tagliare la pasta. Li sfrisulàdi, così come al sfòi , erano così tirate con la canèla da essere sottili come le foglie.

Da "A Luzzara - Dizionario di Po e di robinie" di Sandro Tedeschi

sabato 21 dicembre 2013

Bar Sport Gilberto: un ricordo di Paolo Mora

Proprio ieri ho letto con grande amarezza che ha chiuso i battenti il Bar Sport o come meglio era conosciuto a Luzzara, “dai Fedaen”. Mio padre, conosciuto a Luzzara col soprannome di Nino o Ninola, lo frequentava. Ma il mio personale rammarico per la chiusura nasce dal ricordo della persona a cui era dedicato il bar.
Il nome per esteso, che ancora è presente all’ingresso, è “Bar Sport Gilberto”. I miei ricordi sono legati a Gilberto: simpatico, estroverso e con una testa piena di capelli ricci e ribelli. Eravamo amici, frequentavamo assieme l’oratorio ed ovviamente anche lui faceva parte del nutrito gruppo di ragazzi che animavano la Radio dell’Oratorio (Radio ELP). Gilberto non parlava al microfono, aiutava gli altri conduttori e quando c’era qualche spazio vuoto, gestiva spazi musicali senza commento. Questo era dovuto ad un suo difetto: era balbuziente e, come se fosse davanti a me ora, ricordo la leggerezza con cui superava quella che, per molti, poteva essere una difficoltà.
Ricordo quando in occasione di un mio compleanno (forse 16 o 17 anni!), Gilberto aveva organizzato una festa a sorpresa nelle sale della Radio. Tra tutti i ragazzi aveva raccolto i soldi per offrirmi in dono una medaglietta (che conservo ancora) a forma di lametta da barba, con inciso sopra “In barba a tutti, auguri Paolo”.
Il ricordo più spassoso è accaduto invece al mitico Cinema Pace. Quella domenica pomeriggio proiettavano un film divertente, di cui non ricordo il titolo, di certo era la classica commedia all’italiana. Durante la proiezione da un'esilarante battuta dell’attore scaturisce una corale risata. Anche Gilberto si era messo a ridere, ma essendo balbuziente anche nella risata, il suono della sua ilarità uscì con un leggero ritardo, nel silenzio della sala, come un solista. Gli spettatori che conoscevano Gilberto, avevano capito quanto accaduto, e a loro volta sono scoppiati in una fragorosa risata alla quale, col consueto ritardo, fece di nuovo eco Gilberto.

Ma il momento più toccante - che ancora oggi mi emoziona profondamente - è anche l’ultima immagine che ho di lui: un pomeriggio arrivò all’Oratorio e si tolse la cuffia, mostrando la testa priva di capelli, persi per le cure a cui era sottoposto. Forse ero troppo giovane per capire il male che lo affliggeva.

Paolo Mora

mercoledì 18 dicembre 2013

Un gruppo Flickr dedicato a Luzzara

Segnaliamo questo spazio fotografico su Flickr:

http://www.flickr.com/groups/luzzara

lunedì 16 dicembre 2013

Anni '70



 da una raccolta di Rosa Gallusi

sabato 14 dicembre 2013

Un caffè al Bar Sport (dai Fedaen)




28/10/2013 – I commenti del gruppo di facebook “Noi che Luzzara è casa nostra”

Giulio G. - Un altro pezzo storico di Luzzara ci lascia .. fortunatamente non fisicamente ! dopo un onoratissima e invidiabilissima carriera e dedizione al lavoro chiuderà l'eterno Bar Sport della famiglia Becchi ( detti in gergo popolare dai Fèdaèn ! ) . Io ero forse l'unico giovane a frequentare quel bar fin da piccolo ( anche perchè ho l'ufficio esattamente di fronte al suo bar ) e vi posso assicurare che entrare in quel posto era un piacere , prima di tutto perchè faceva un caffè squisito ( per chi non lo sapesse !! ) migliore di luzzara , sia per le chiacchiere che il sig. Giuseppe e la Norina non si risparmiavano tutti i giorni , dalla vita in tempo di guerra , alle lamentele per la pensione , al gossip luzzarese , agli acciacchi degli anni ... tutto questo senza mai risparmiare un sorriso e una risata appena entravo . era senz'altro il bar con il maggior numero di quotidiani
( ne ho contati almeno 5-6 al giorni diversi ) perché " li parsuni i gha da imparà e infurmaras e mia vardà la television! " ...... mi mancheranno le sue favolose granite fatte ancora con la vecchia macchinetta tritaghiaccio , cosa oramai rara tra gli altri bar ! Saluto tutta la famiglia Becchi e li ringrazio per la loro fantastica carriera di baristi !

Giulio G. - poi mi raccomando se prendevi il caffe macchiato o il cappuccio , guai a dare una cucchiaiata in più sulla tazzina... " aghè da sparà i sold !! "

Marco S. - Ricordo che da bimbo, non esistendo ancora i cellulari, ed essendo stato il mio babbo trasportatore contoterzista, lavoro per il quale capitava di aver bisogno di telefonare in un'azienda o nell'altra, ci fermavamo sovente in quel bar, scambiavamo le mille lire con 5 gettoni, consultavamo le rubrice SIP di tutta Italia e chiamavamo, una volta a Trento, l'altra in Toscana, l'altra ancora a Pordenone, a Milano... ecc ecc... uno dei pochi bar (ne ricordo due) che a Luzzara avevano l'insegna del Telefono Pubblico sopra l'ingresso.

Marco B. - Che vero peccato...... mi spiace veramente. Aveva primo un ottimo caffè poi quando ancora i miei avevano il negozio in via Marconi loro erano appena arrivati lì con il bar; prima era in piazza da Franco.

Giulio G. -  è un peccato perchè , al di la dell'aspetto umano , facevano un ottimo caffè come dice Marco e coloro che non ci sono mai stati un giorno se ne pentiranno !!


Valeria C. - Conosco il sig. Giuseppe come cliente della tabaccheria dei miei, un giorno in occasione del suo compleanno mi chiese di scrivergli 2 cartelli perché voleva offrire il caffè a tutti quelli che sarebbero passati dal bar per festeggiare!!! Una persona gentile, educata e sempre con una parola cortese per tutti!!! Verrà a mancare un buon bar e un bel punto di ritrovo per molti anziani del paese che si trovavano per passare il tempo insieme!

Giulio G. - altra cosa che mi faceva piacere è che ci teneva a farti lo scontrino perchè " me a sùn puvret , vech ma quand a mòri a voi che i parsuni i sar corda adt me parchè a sun sta ùnest e a o pagà li tasi "

Alberto B. - Concordo con Giulio su tutto.

Alberto B. - Negli ultimi tempi era diventata come una tradizione portare i musicisti che venivano presso il mio studio a bere il caffè al bar sport. L'ambiente era stimolante e aveva quel non so che di Vintage che piaceva agli artisti, in modo piacevole per iniziare empaticamente lavoro in studio e lasciarsi ispirare da un'atmosfera magica.

Giulio G. - Il posto è veramente bello , il portone con le ante in legno , un ampia sala dove in estate c'e sempre fresco e grossi tavoli dove giocare a carte. senz'altro il luogo migliore per poter giocare. Poi la foto di suo figlio subito appena entri , lo ricordava spesso con molta nostalgia e amore che padri possono provare per i figli . lo stesso arredo è quello rimasto di tanti anni fa , forse più per ricordo e affetto che per altro ma ho sempre apprezzato certe mentalità di quando ricordavano gli anni migliori.

Giulio G. - a me dava fastidio sentire che quello era "il bar dei vecchi" , per me era il bar dove tutti i giorni imparavo qualcosa di nuovo. Se tanti giovani fossero andati la ogni tanto , ora potrebbero capire il motivo ! Tutti i giorni giuseppe o la norina mi raccontavano qualcosa ... un vecchio proverbio, un aneddoto, un qualche cosa capitato durante la guerra ... una qualche loro biricchinata di quando erano giovani ... di quell ignurant o di quel stùpidot ... sempre con il sorriso in bocca ed era davvero un piacere andare da loro perchè uscivo dal bar con qualcosa di nuovo , un qualcosa che non avresti mai immaginato!

Valeria C.  - (Se siete tutti d'accordo, mia madre mi ha chiesto di stampare questo post con relativi commenti così che lo possa dare a Giuseppe! Sicuramente gli farebbe molto piacere vedere tutti questi apprezzamenti! )

Alberto B. - Vi racconto un aneddoto: un giorno porto l'intera band di Verona al bar sport per una pausa pomeridiana, molti ordinano caffè e vini ( i veronesi sono esperti degustatori), mentre il chitarrista ordina una Fanta. Tutto arriva al tavolo tranne la Fanta che invece di presentarsi nella sua tipica colorazione arancio ha assunto una colorazione praticamente trasparente. A quel punto il chitarrista richiama Giuseppe dicendo: " scusi, le avevo chiesto una Fanta!" E Giuseppe risponde dal banco dei caffè: " Vè an agló mia, bevi l'acqua tonica c'lè cumpagna e l'è buna listes!" Naturalmente ho dovuto tradurre ai veronesi che hanno apprezzato la genuinità e si sono fatti una sonora risata!

Alessandro B. -  Beh che dire di questo bar mio padre lo frequenta da circa 40 anni considerando che ne ho 37 io è da una vita che ci va a giocare a carte ed io appena potevo gli ho sempre chiesto di portarmi a casa una delle loro granite. ho bevuto l'ultima quest'estate prima di andare in america.wow che soddisfazioni. Il caffè the best!

Giulio G. - mio aneddoto: finisce il latte "aspeta che al vagh a tòr al lat al fůran....non ci sono brioche "aspeta lè che a vagh a tór la pasta che adt fianc..." che mito!

Fotografie di Paolo Losi

"Appuntazzi da Luzzara" di Gianluca Costantini

mercoledì 11 dicembre 2013

Flit

Flit rinvenuto nel 2011 in canonica

Marchio di fabbrica (Standard Oil Company, New Jersey, USA) di un noto insetticida, che nebulizzavamo con la famosa pompetta. “Màsa la vècia cul flìt! E se non muore, col gas!” Invettiva sulle note di una musichetta (…shave and a haircut, two bits… barba e capelli, due monetine…) che annunciava l’intervallo alle serate danzanti, alla Spirale di Guastalla d’inverno e al Giardino d’Emilia a Boretto d’estate. Il mitico Henghel Gualdi, il Benny Goodman italiano, capiva gli off limits imposti dalle guardinghe e sospettose zie e nonne che accompagnavano le ragazze alle feste da ballo. E sfotteva con le note del nonnacidio al flit! “St’at fè stricà ancóra acsé, andóm a ca sübét!”, ringhiavano le nonnette. Ma non conoscevano, povere nonne, la fertilità mentale del Rommel dell’abbraccio, della volpe delle balere: il grande Barilli. Piano diabolico e inattaccabile. Eravamo da sei a dieci noi luzzaresi cacciatori del ballo lento, dello slóv, libera traduzione di slow: compreso il“gran chierico” William Salardi detto Pìroli, che imponeva alla sua bionda di portare le paperine (ballerine) perché, essendo alta, diventava visibile alle “guardie”. Ballando con incredibile e inglese correttezza, noi coppie luzzaresi formavamo un piccola barriera circolare, al centro della quale rimanevano solo una o due coppie, a farsi i fatti loro, invisibili ai guardoni d’ogni tipo. Ma il Barilli raccomandava cambi frequenti e veloci, per non destar sospetti. “Bisògna cuntantàras”, sospirava comprensivo. Anche perché non tutti si pagava: fra le strategie del grande Barilli c’era l’entrata di quello dalle braccia più lunghe. Poiché al Giardino d’Emilia il bar e i servizi erano frequentabili dall’esterno, chi aveva pagato per entrare sulla pista da ballo aveva diritto a uscire ricevendo una “contromarca” da restituire al rientro. Quando sul passaggio divisorio fra i due settori si faceva un attimo di sèrasèra, quello dalle braccia lunghe si inseriva nel fittume e allungava un braccio per parte, ricevendo due contromarche dai due controllori. Ogni domenica due o tre entravano senza pagare.

Da "A Luzzara - Dizionario di Po e di robinie" di Sandro Tedeschi

domenica 8 dicembre 2013

Fümàna, Nebbia, Fümanón, nebbione






Foto di Paolo Losi