domenica 11 agosto 2013

Il pioppo

 

... il più sfortunato degli alberi è il pioppo.
Egli appartiene, come socio fondatore, alla sterminata categoria dei disgraziati che popolano la Terra, a quel vasto numero di persone che non hanno alcun pregio e neanche la salute.
Dispone di pochissime qualità, il pioppo, e con il suo legno non puoi neanche fare fuoco, ché brucia male e a stento anche da secco. Sulla Terra si sente inutile. Ovviamente non si presta neppure a essere scolpito, perché, pure essendo molto tenero, le sue fibre producono una specie di "barba" che intralcia le sgorbie e non consente di levigare il manufatto come si deve.
Conscio della sua misera condizione, non vuole quasi vivere, e manda avanti l'esistenza a spintoni in attesa che la morte venga a prenderlo. Anche le foglie sono consapevoli della povertà del loro stato e si lasciano morire quando ancora sono attaccate ai rami. Con l'arrivo dell'autunno iniziano a consumarsi un po' alla volta, fino a che nel loro debole tessuto non si apre un foro. Allora il vento non riesce più a sollevarle e a portarle in giro per le valli. Così le figlie del pioppo muoiono ai piedi del padre ed entrano nel nulla senza avere visto il mondo un po' più lontano. Le foglie del pioppo cadono senza un rumore, senza un lamento, e nel loro breve volo non manifestano alcun rimpianto. Si bagnano di lacrime silenziose e diventano in fretta humus della terra. Appena nato il pioppo è condannato e siccome non può offrire nulla, tranne che l'ombra di se stesso, da nessuno è cercato. Solo le liane selvatiche provano per lui un po' di affetto. Le liane sono le suore del bosco. Con cristiana compassione vanno a visitare tutti gli alberi disgraziati. Di notte si arrampicano sul pioppo, lo accarezzano, lo consolano, gli tengono compagnia, e al mattino pregano per lui tra i suoi rami incerti. A volte egli è preso dalla disperazione, perde la pazienza, diventa cattivo e le maltratta scrollandosele di dosso.
Succede spesso così: le persone buone che ci aiutano e ci vogliono bene vengono ripagate solo dai nostri insulti.
D'estate - a tutti, nobili e villani, buoni e cattivi, colti e ignoranti - il pioppo può offrire la fresca carezza di un'ombra gentile.
Ma è con la morte che avviene il riscatto e si realizza concretamente la parabola evangelica secondo la quale gli ultimi saranno i primi.
Stritolato dalle macine e pressato, il pioppo si trasforma in carta per offrire rifugio alle parole che danno vita ai grandi capolavori della letteratura. Sulle sue fibre è stato stampato il Cantico dei Cantici. Sui suoi fogli sono stati tracciati i disegni dei Maestri. Le sue pagine conservano la testimonianza della crescita culturale nei millenni.

Mauro Corona, "Le voci del bosco", Mondadori