sabato 20 luglio 2013

Sandro, l'insonnia e il dialetto luzzarese

Foto 1

Mio padre, rievocando gli anni della sua gioventù, mi parlava spesso di Sandro Tedeschi: i rispettivi nonni  erano fratelli. Ero quindi a conoscenza del nostro legame di parentela, ma Sandro non l'avevo mai incontrato di persona. L'occasione si presentò qualche anno fa, proprio grazie a questo blog. Il primo maggio 2010 ricevetti infatti la seguente mail:
"Chi siete? Sono un vecchio luzzarese che vive a Mantova: ho diverso materiale. Sono informaticamente analfabeta, ma se mi contatterete, potremo anche incontrarci. Non so come scovarvi. Di me, Sandro Tedeschi, potete chiedere a Rosetta Gallusi. Ciao."
Senza contattare Rosetta risposi subito svelando la mia indentità. I mesi seguenti furono caratterizzati da uno scambio reciproco di messaggi fino a quando, all'inizio di aprile 2011, ci incontrammo nel suo appartamento a Mantova. Mi condusse nello studio e mi fece accomodare accanto a lui, di fronte allo schermo del suo portatile. Contrariamente a quanto dichiarato, sapeva destreggiarsi bene con mouse, tastiera e cloud (notai l'icona di Dropbox sul desktop). "Ti devo mostrare una cosa a cui sto lavorando da molti anni, nelle mie notti insonni" mi disse, "si tratta di un dizionario del dialetto luzzarese, non è ancora ultimato ma manca poco." Con pochi clic aprì il pesante file di testo. Rimasi stupefatto: leggendo qua e là  mi accorsi che era molto più di un semplice dizionario. Capii che i vocaboli dialettali (tradotti e spiegati anche nel loro significato etimologico) erano un semplice espediente per raccontare il passato, la giovinezza vissuta a Luzzara tra gli anni '30 e '60; il risultato era un intimo lavoro di ricerca in cui il suono del dialetto si intrecciava con la memoria storica di una generazione: un tesoro inestimabile per la nostra piccola comunità. Col passare del tempo prese corpo l'idea di farne un libro. Sandro, sostenuto dalla famiglia, mi chiese se a Luzzara vi era un ente o un'associazione interessata a condividere il progetto. Fu così che nei primi mesi del 2012 contattai l'amico Simone Terzi (Fondazione Un Paese) per consegnargli un piccolo libretto (Foto 2) - autofinanziato dall'autore e stampato in poche copie - contenente la lettera "A" di quello che poi sarebbe divenuto l'attuale dizionario. 

Foto 2

Seguì il tremendo terremoto di maggio che concentrò l'attenzione di tutti (enti e privati) sulla prioritaria gestione dell'emergenza, e di conseguenza il libro di Sandro venne temporaneamente accantonato. La malattia di mio padre si stava inoltre inesorabilmente aggravando, e il mio pensiero era quasi esclusivamente rivolto a lui. Nonostante tutto, a settembre trovai il tempo e la forza di riaprire il discorso con la Fondazione, alcune associazioni (Circolo Culturale Torre e ANPI) e l'amministrazione comunale. Ed è grazie a Simone Terzi, che da subito, con entusiasmo, ha colto il significato e l'importaznza del progetto, a Maria Giulia (figlia di Sandro), che ha elargito la sua impareggiabile esperienza in campo editoriale, e soprattutto alla generosità dei numerosi sponsor luzzaresi che l'iniziativa si è potuta concretizzare. Oggi posso finalmente toccare, annusare, sflogliare, leggere "A Luzzara - dizionario di Po e di robinie" (Foto 1). Personalmente lo gusterò a piccole dosi: due o tre vocabili al giorno, saltando di lettera in lettera, per non dimenticare le mie radici, le nostre radici. Dopo la lettura lo collocherò accanto ai libri di mio padre (E se di notte, tra di loro, facessero filos scambiandosi qualche pagina? Che spettacolo!) che purtroppo ha potuto leggere solo la lettera "A". Da buon luzzarese, amante della storia, avrebbe certamente apprezzato il libro di Sandro: un parente ritrovato che in questi ultimi anni è divenuto un prezioso amico.

Paolo Losi