sabato 21 maggio 2011

Quando il Po corrose l'argine maestro dirimpetto a viale Po


Non tutti sanno che verso la fine del settecento il Po scorreva talmente vicino a Luzzara che un giorno riuscì ad “ingoiarsi” un pezzo di argine maestro proprio dirimpetto al paese.
E tutto sommato andò anche bene se pensiamo alla fine che fece Riva di Suzzara, dove il Po, qualche anno dopo, non risparmiò nemmeno le case e la chiesa.
Erano anni in cui si cercava di incanalare il fiume e di renderlo navigabile. Spesso le sponde artificiali creavano correnti inaspettatamente violente, tanto da far modificare abbondantemente la posizione del letto del fiume.
Questa vicenda, in parte scritta dal figlio del Cavalier Cocconcelli, colui che a Luzzara seguì tutta la dipartita, ve la riassumiamo nel corso di queste poche righe.
I problemi iniziarono nel 1783 quando al Fogarino, nella zona chiamata Belgrado, il Po si avvicinò talmente all’argine maestro che fu necessario rivestire quest'ultimo con “gabbioni e gozzi” in grado di reggere la corrente del fiume. Questa operazione comportò che la forza della corrente si diresse dall’altra parte del fiume e mise in pericolo l’argine dalla parte di Dosolo. Una parte di argine maestro dirimpetto a Luzzara era stata costruita sopra ad un piano sabbioso di nessuna resistenza. Si cercò di salvarlo con “fascinoni e porcillamenti”, ma non ci fu nulla da fare: l’argine si mise in froldo - a diretto contatto con la corrente del fiume - pronto per essere ingoiato dalle acque. Per questo spinoso problema i governi si allarmarono e per ordine Borbonico vennero mandati tre esperti a controllare la situazione ed i loro pareri furono discordanti. Oltre al “pennello della sabbiata” costruito per salvare l’argine nei pressi dell’attuale via Lorenzini, vennero costruiti altri tre poderosi pennelli detti “San Francesco”, “del Guardiano” e “della Croce”. Nel 1799 venne terminato il tratto di argine nuovo che sostituiva la parte costruita sul piano sabbioso e che pian piano il fiume avrebbe corroso come dimostrano alcune mappe presenti in archivio di Stato a Parma. Nel 1801, con l’argine maestro nuovo di soli due anni si riuscì a contenere la piena in circostanze drammatiche. L’argine resse, ma per tenere l’acqua si dovette creare una cortina di sacchi alta 75 centimetri ed inoltre vennero posizionati dei pesi per diminuire il “le acque zampillanti” che trapassavano l’argine e fuoriuscivano dalla parte del paese.
Tutte le lavorazioni e le modifiche effettuate alla sponda luzzarese comportarono una modifica della corrente del fiume che andò a “sbattere” dall’altra parte. Come un effetto domino, anche “di là da Po” lavorarono per contrapporre una valida resistenza alla riva sinistra ed il risultato fu quello di far rimbalzare la forte corrente del fiume dalla nostra parte, nei pressi della zona di Riva di Suzzara con le note conseguenze della perdita del paese e della chiesa. Se avessero continuato a difendere la sponda con molta probabilità anche la frazione di Riva sarebbe stata risparmiata dalle acque del grande fiume.

Mirko Anselmi e Lorenzo Davoli

Legenda:

1) Via San Michele
2) Via Croce (l’attuale strada che porta al viale di Po)
3) Pennello della Sabbiata (dirimpetto all’attuale via Lorenzini)
4) Pennello di San Francesco
5) Pennello del Guardiano
6) Pennello della Croce (identificabile oggi con l’inizio dell’arginello a sud di Viale Po, quello che divide la golena aperta con il serraglio di Gallusi;
7) Il vecchio argine maestro corroso;
8) L’Attuale argine maestro costruito nel 1799.

FONTE