sabato 14 maggio 2011

Luzzara, 16 aprile 2011 - inaugurazione della nuova sede ANPI


Estratto dal discorso di Tullio Losi

Durante le mie solite passeggiate mi capita di passare per l'ex Piazza Toti (oggi Piazza Iscaro). Provo una certa amarezza nel vedere che dal muro è stata rimossa la targa della vecchia sede dell'ANPI. Sul momento, col mio solito pessimismo, concludo dentro di me che dal '45 in poi ne è trascorso del tempo, che la storia è tutto un divenire, che certi momenti storici vivono ormai solo nel ricordo. Ma sono ora qui nella nuova sede: dunque l'ANPI esiste ancora e ne provo un certo conforto. Nella mente e nel cuore riaffiorano dal passato le mie personali esperienze e i ricordi di quando ero un ragazzino. (...)

A Luzzara, negli anni della guerra, erano presenti molti giovani  partigiani che facevano parte di una squadra di azione. Nel nostro paese era quindi attiva la Resistenza al fascismo e alla Repubblica di Salò, alleata del nazismo di Hitler. Nella mente, davanti a me, ecco il giovane Franco (Filippini): è sorridente, sereno, tranquillo. Aiuta il papà Antonio e la madre Artemilla a lavorare i campi, quando ancora l'aratro era tirato dai buoi e si usavano la vanga e la zappa. Il fratello Erminio è in casa: sta studiando, vuole conseguire un diploma. I campi dei Filippini, tre biolche o poco più, sono al confine - al di là di un fossatello - dell'appezzamento di terreno che sta dietro la mia casa. Con Franco scambio talvolta qualche parola mentre anch'io lavoro: c'è la guerra e la vita è difficile. Quello che si può acquistare con la tessera annonaria è poca roba: qualche pianta di granoturco e qualche tubero di patata aiutano a sopravvivere. Anch'io, quattordicenne, devo impegnarmi: studio alle medie di Guastalla. Tutti i giorni avanti e indietro in bicicletta sull'argine, sotto i mitragliamenti e le bombe degli americani ormai sbarcati in Sicilia.
Di fianco alla casa dei Filippini ce n'è un'altra: vi abitano i Gardinazzi. Chi è quel giovane che ogni mattina apre le imposte della finestra di una camera da letto e per un momento si affaccia? Da poco tempo lo vedo, si chiama Claudio (Franchi). E' un nipote che viene da Bobbio in provincia di Piacenza. La madre, mondariso in Lomellina, lì ha conosciuto il fidanzato divenuto poi suo marito. Ha mandato il figlio dai nonni materni e dagli zii qui a Luzzara. E' il momento che anche i diciottenni devono presentarsi alle armi per servire la Repubblica di Mussolini. Claudio non vuole, ma per i renitenti c'è la pena di morte. Dunque eccolo lontano (forse presto la guerra sarà finita), in un'altra provincia.
La mia vecchia casa, di fianco alla terra che lavoro ha un passo carraio che sbocca nello stradello Zucchero, dopo una trentina di metri di terra ghiaiata e battuta. Oltre il cancello, sull'altro lato della strada e proprio di fronte, c'è una casa e lì davanti un altro giovane. Lo vedo spesso quando per un motivo o per l'altro esce dal cancello: è Balilla Nodolini.
Ritorno all'ingresso della mia abitazione in via Ospedale Vecchio, poi pomposamente via Eugenio di Savoia, vincitore due secoli prima della battaglia di Luzzara. C'è il via vai degli automezzi e dei militari tedeschi che occupano l'Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre. La via che passa per Luzzara è un tratto della strada della Cisa, che da Verona (e dal Trentino) arriva a Parma e poi, scavalcando l'Appennino, a La Spezia. Vedo ora a piedi un giovane ventenne. Sì, lo conosco, abita anche lui nella mia via, poco più in là: si chiama Celestino (Iotti) ed è il fratello di Enzo, mio compagno di scuola alle elementari.
E nella mia casa, al n° 16, fino a poco tempo fa ha abitato mio zio Adolfo (tre anni di età e poco più mi separano da lui). Ha interrotto gli studi a Reggio Emilia perchè la stazione e la linea ferroviaria del capoluogo sono state bombardate, ma spera in un futuro di riuscire a diplomarsi in ragioneria: ha una mente tra le più attive. Era presente anche lui quando le S.S. tedesche hanno preso a fucilate Denis, il giovane soldato italiano che stava per essere deportato in Germania, in un campo di concentramento. Quando i tedeschi hanno sghignazzato dopo avere ucciso il ragazzo che aveva tentato di mettersi in salvo saltando dall'automezzo che lo trasportava (alla curva delle Fosse, dove ora c'è una rotonda). Adolfo ha stretto i pugni per la rabbia convulsa che lo animava, per il sentimento di avversione verso la crudeltà di quei militari che ridevano mentre il corpo del giovane era a terra sanguinante. Denis aveva 19 anni. Era appena stato chiamato alle armi e subito fatto prigioniero dai tedeschi quando ancora nella caserma i comandanti italiani, dopo l'armistizio, non sapevano che ordini impartire, quali provvedimenti prendere, mentre il Re di Savoia e Pietro Badoglio, nuovo capo del governo, fuggivano da Roma.

Si fanno ora più dolorosi i miei ricordi. Cala la sera, c'è il coprifuoco, l'oscuramento, nessuno può circolare e uscire di casa. Nel dicembre del '44, nelle ore serali, una pattuglia di polizia fascista arresta Franco e Erminio usciti per incontrare un amico nei pressi del campo sportivo. Quali accordi e quali impegni? Franco viene fucilato a Guastalla, sulla piazza. (...) Erminio, che ha assistito per costrizione all'esecuzione del fratello, viene deportato in un campo di concentramento.
L'armata di liberazione è ormai a Firenze. Tu lo sai perché la sera te lo dice Radio Londra. Ma quanto tardano gli americani ad arrivare! Tempo dopo sono sulla linea gotica, ai piedi dell'Appennino. Giunge  così la primavera del '45: è il mese di aprile. La Repubblica di Salò ha attivato le brigate nere fasciste che ora sono anche a Luzzara. I militi in divisa entrano nelle case, arrestano tutti gli uomini: tutti sono condotti in piazza Toti, è un rastrellamento. Poi a piedi li incamminano verso Reggiolo, dove alcuni giovani vengono trattenuti. Dopo pochi giorni verranno fucilati contro un muro, all'esterno del cimitero. Fra loro anche quelli che conosco, i miei vicini di casa: loro, i partigiani, i sappisti di Luzzara.
Adolfo nell'inverno aveva frattanto abbandonato la casa e la famiglia. In un biglietto lasciava scritto:
"Parto. Non vi posso dire dove vado. Non cercatemi."
Ora è sull'Appennino, si è arruolato fra i combattenti della brigata Garibaldi. (...) In un combattimento con i tedeschi, al passo dello Sparavalle, viene colpito e per lui giunge la fine della sua giovane età: aveva solo 17 anni.

Questi sono i miei ricordi dei partigiani di Luzzara, i patrioti della Resistenza, della lotta antifascista. E  a quelli che ho conosciuto personalmente voglio nel cuore unire gli altri che sono nel monumento ai caduti, in cimitero.
(...)