giovedì 17 marzo 2011

Luzzara: un paese di frontiera tra due Stati

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia “unpaese.it” vuole celebrare questa ricorrenza attraverso la memoria di un aspetto molto particolare che per molti decenni, e in particolare durante il risorgimento, caratterizzò Luzzara: la sua posizione di frontiera.
Il nostro Comune porta infatti nella sua storia e nei suoi luoghi i segni di una linea di demarcazione che lo divise per secoli dalla vicina Mantova, e che grazie all’unità d’Italia che oggi celebriamo, cessò definitivamente di esistere, rimanendo semplicemente un confine amministrativo.

CENNI STORICI

Luzzara è stata per oltre due secoli un territorio di frontiera con propria postazione doganale.
Dal 1630 infatti, essendo il territorio luzzarese distaccato dal Ducato di Mantova per essere accorpato a quello guastalese, l’abitato di Luzzara venne a trovarsi a ridosso del confine tra due stati che seguiranno sorti molto diverse nei due secoli a venire.
Nel 1707 infatti, deposto per fellonia l’ultimo Duca, il ducato di Mantova venne di fatto annesso all’impero Asburgico, mentre Luzzara rimase sotto il dominio gonzaghesco di Guastalla fino al 1748, quando passò sotto il dominio del ducato di Parma.
Per i 100 anni successivi Luzzara fece parte del ducato parmense, confinante a nord col regno Lombardo–Veneto che dipendeva dall’impero Austriaco.
Nel 1848, a seguito dello scambio di territori tra i ducati di Parma e di Modena, Luzzara passò a quest’ultimo fino al suo scioglimento nel 1859, al plebiscito e alla conseguente adesione al regno di Sardegna, divenuto il 17 marzo 1861 Regno d’Italia.
Nel frattempo, al termine della seconda guerra d’Indipendenza anche la Lombardia passò al Regno di Sardegna, tranne la zona della provincia di Mantova a est del Mincio e del serraglio con l’oltre Po, in quanto erano parte del baluardo difensivo austriaco denominato “quadrilatero”, che rimaneva l’ultima fortezza per difendere il Veneto ancora nelle mani austriache.
Questa parte di mantovano rimase ancora per 5 anni sotto il dominio Autriaco ; Fu con la terza guerra d’indipendenza (luglio 1866) che il Veneto e il Mantovano divennero parte del Regno d’Italia: in quel momento Luzzara cessò finalmente di essere un paese di frontiera.

Ducato di Modena e Reggio (governato dagli Estensi)
nel 1848 con indicazione della posizione di Luzzara

Regno Lombardo-Veneto (governato dall'impero Asburgico)
nel 1848 con l'indicazione della posizione di Luzzara

VESTIGIA DELLE DOGANE E DEI CONFINI

Il confine

Il confine tra i comuni di Luzzara e Suzzara è segnato principalmente da un canale, tuttora esistente, chiamato Po Vecchio.
Questo piccolo e antichissimo corso d’acqua era, in epoca altomedievale (anno 1000 circa), uno dei rami principali del Po e divideva già allora Luzzara da Suzzara, corti esistenti fin da prima del X secolo.
A seguito della deviazione del corso principale del Po questo canale venne denominato Po Vecchio e continuò a delimitare il confine tra questi due territori.
Nel corso dei secoli la sua importanza diminuì e il corso d’acqua divenne un semplice fosso di scolo largo poco più di 5 metri e alimentato da una sorgiva e da uno stagno posti a nord di Luzzara.
Questo piccolo rigagnolo rimane tuttora la testimonianza di un antico e importante confine naturale che fin dal medioevo divise la terra di Luzzara dalla sua sorella Suzzara.
La zona di confine a nord-ovest di Luzzara invece si collocava in zona golenale ai piedi dell’argine maestro, dalla corte S. Giuseppe fino alla località “Tripoli” - ove la linea di frontiera si perde in mezzo al bosco - ricalcando il tracciato dell’antico argine maestro spazzato via dal fiume all’inizio dell’800.
La zona a est di Codisotto è invece delimitata da un fosso denominato “Sant’Antonio”, che si immette nella “Fossa Madama” che segna il confine tra Luzzara e Gonzaga a nord di Casoni e Villarotta, proseguendo per Vergari.

Mappa dei confini e dei siti doganali tra il 1848 e il 1861

Dogana della Zamiola

Era posta a nord dell’abitato di Luzzara, in fondo alla attuale via Dalai, dove esisteva all’epoca l’omonima porta medievale Zamiola, che chiudeva il paese.
Uscendo dalla porta Zamiola, la strada principale per Mantova (all’epoca strada Zamiola) si immetteva sul Ponte di Po vecchio, uscendo dallo stato ed entrando nel regno Lombardo; in questo luogo erano ubicati i due avamposti doganali, uno a ridosso della porta Zamiola, sul luzzarese, e l’altro subito dopo il ponte di Po vecchio, sulla curva a gomito della strada Zamiola.
L’esistenza di porta Zamiola è documentata almeno fino al 1858, in quanto sotto di essa ancora vi abitavano alcuni mendicanti risultanti dai registri parrocchiali di Luzzara.
Nel 1830 circa la strada principale per Mantova venne spostata sulla strada per Codisotto, e questa dogana divenne sempre meno importante; successivamente, con l’unità d’Italia, venne definitivamente chiusa.
Il Re Vittorio Emanuele II, con suo regio decreto n. 325 del 6 novembre 1861, determinò infatti la dismissione della dogana Zamiola a decorrere dal 1° gennaio 1862.
Fino al 1866 questo avamposto rimase una dogana chiusa, transitabile solo con apposito lasciapassare da pochi residenti.

Porta Zamiola alla fine del XIX secolo
cartolina d'epoca collezione Mirko Anselmi

Zamiola al confine con Luzzara come si presenta oggi

Dogana di Codisotto

Con l’apertura della “nuova strada Postale di Parma” avvenuta tra il 1827 e il 1836, il principale presidio doganale tra il Ducato di Parma e il regno Lombardo Veneto venne posizionato all’uscita nord dell’abitato di Codisotto, in direzione Suzzara.
In questi anni venne costruito un grande edificio, tuttora esistente sul lato ovest della strada, che ospitò per oltre 30 anni il principale avamposto doganale tra i due stati.
Nelle vicinanze di questo edificio sorse negli anni seguenti una corte agricola che venne denominata “Corte Dogana”, anch’essa tuttora esistente.
La dogana di Codisotto venne dismessa durante la terza guerra d’indipendenza con decorrenza 28 luglio 1866 - in esecuzione del decreto Luogotenenziale n. 3085 del 21 luglio - quando, dopo la presa del forte di Motteggiana da parte delle truppe italiane, il confine tra Lombardo-Veneto e il Regno d’Italia venne arretrato sul Po e la dogana spostata a Sailetto, per poi definitivamente cessare poche settimane dopo con l’annessione di tutto il Veneto e di Mantova all’Italia stessa.

Dogana Vecchia di Codisotto

Ponte sul Po vecchio in località Crocile Tosini

Venne costruito nel periodo 1830 - 1835 sul cavo Po Vecchio, sostituendo un vecchio ponte di legno sul qual transitava uno stradello che metteva in comunicazione Codisotto col Crocile Tosini.
La sua costruzione seguì la sistemazione della strada postale Parma-Mantova, prima posta sulle attuali strade Zamiola e Marzole interamente in territorio mantovano.
Nel 1836, nel dizionario topografico del ducato di Parma viene denominato “Nuovo Ponte sul Colatore Po Vecchio presso il Crocile Tosini”, attestandone la recente costruzione.
Sulle spalle del ponte, tuttora esistenti, sono scolpite due corone con frecce indicanti la mezzeria del Po vecchio, all’epoca confine di Stato. Sulla spalletta ovest vi sono riportate due scritte: STATI SARDI dalla parte di Luzzara e REGNO LOMBARDO dalla parte di Suzzara: queste scritte risalgono agli anni 1859-60, in quanto è in questa epoca che Luzzara aderì al Regno di Sardegna (appunto Stati Sardi), non ancora denominato Regno d’Italia.
Nella sponda est sono riportate le distanze per Guastalla, Reggio e Mantova.

Ponte sul Po Vecchio presso il crocile Tosini, 
al confine tra Codisotto e Suzzara - particolare
della spalletta con la corona e la scritta
Stati Sardi - Regno Lombardo



Ponte sul Po Vecchio presso il crocile Tosini
vista verso Codisotto


Ponte sul Po Vecchio presso il crocile Tosini
vista verso Suzzara

Ponte sul Po Vecchio presso il crocile Tosini
particolare

SCARAMUCCE DI CONFINE

Riportiamo in seguito un episodio di una “scaramuccia militare” che accadde al confine tra Luzzara e Suzzara nel 1862, tratta dal libro “Cronaca della Guerra d’Italia 1862-1863-1864“ (Rieti 1865, parte sesta, pag. 71-73). Questo fatto rappresenta una testimonianza della tensione che vi era tra Italia ed Austria all’epoca, anche nei piccoli paesi di confine, dove quasi quotidianamente avvenivano piccole colluttazioni, fenomeni di brigantaggio, diserzione e contrabbando.

[…] Il 1° novembre (1862), verso le ore 3 1/2 pomeridiane, il brigadiere a piedi Pastrone 1. Gius., comandante la stazione di Luzzara (Guastalla) coi suoi dipendenti carabinieri a piedi, Pirali 1. Giuseppe e Corsi 1. Corsine insieme ad un picchetto di fanteria del 40. reggimento 2. battaglione 7. compagnia cola distaccata, trovandosi di pattuglia lungo il confine por impedire introduzione di cassette contenenti materie incendiarie, giusta l' avviso avutone lo stesso giorno da quel delegato di Pubblica sicurezza, si appiattarono in un luogo denominato la Bassa Negrini, territorio di Codisotto (Luzzara , distante quattro o cinque metri dallo stradale austriaco che dalla Zamiola mette al crociale Tosini (Suzzara, Mantova).
Mentre stavano colà così atteggiati, giunse una pattuglia austriaca dai sette ai dieci individui, i quali percorrendo quel loro stradale, appena videro i soldati italiani, e senza che per parte di questi si fosso fatto motto o segno di sorta, uno di coloro improvvisamente spianò il fucile, e sparò un colpo che per buona sorte andò fallito. Sorpresi da tal fatto, questi sulle prime rimasero indecisi sul da farsi, considerando al rispetto dei confini, ma poscia scorgendo come la pattuglia intera mostrasse di voler seguire I' esempio dell' audace provocatore, risolsero per la dignità dei corpi rispettivi e per propria difesa, quantunque in numero minore, di ripostare un colpo, che venne esploso dal soldato Salvatore Rossi, al quale ripeté a sua volta con vari colpi la pattuglia austriaca.
Ciò, produsse un' esasperazione ben legittima per parte degli italiani che attaccati senza ragione, e quindi gravemente provocati, non ponendo più mente al rispetto del territorio già stato in antecedenza, col fatto esposto, violato per la parte austriaca, varcarono la estrema linea di confine, la quale non è segnata che da un semplice fosso di poca profondità, asciutto, e della larghezza di poco men d' un metro. S' inoltrarono quindi sullo stradale suaccennato spingendosi presso alcune case che per essere sull ' opposto lembo dello stradale, appartengono al territorio austriaco.
Questo passo risoluto obbligò la pattuglia austriaca a fuggire repentinamente, nel qual mentre un borghese, certo Toscani Luigi, di Soragna (Parma), espositore di gabinetto pittorico ambulante, che pur esso era stato presente al fatto nello scorgere che uno della pattuglia austriaca, indietreggiando, aveva spianato il proprio fucile per ripetere un colpo contro gl' italiani i quali ritornavano al loro posto, si spinse arditamente contro il medesimo, e riuscì armato di falcctta, ad abbrancargli il fucile, arrestarlo o tradurlo egli stesso sul territorio italico e consegnarlo ai suddetti carabinieri, i quali tennero in consegna quell' arrestato cotal Piagno Natale, di Conselve (Padova), guardia di finanza austriaca.
Credesi che la pattuglia austriaca fosse deliberata alla suaccennata provocazione dalla circostanza che tre ore prima del fatto aveva disertato, passando sul territorio austriaco, un soldato del distaccamento di Luzzara, e quindi nel vedere appiattati in quell' estremo nostro confine i surriferiti militari, sia entrata forse in sospetto che si volesse tentare di riprendere quel disertore.
Il Piagno, cogli oggetti sequestrati, furono rimessi in seguito ad analog
o verbale, al giudice locale. […..]

A cura di Mirko Anselmi