domenica 20 febbraio 2011

Luzzara e il giovane Danilo Donati: testimonianza di Tullio Losi

Un bozzetto di Danilo Donati

La madre di Donati (Ada) era detta la “Magnana” in quanto moglie del magnano o stagnino (1). Gestiva la tabaccheria che all’epoca occupava i locali dell’attuale farmacia Verdi, e lì abitava anche il giovane Danilo. Il ragazzo eccelleva a scuola e fu così che la famiglia decise di farlo continuare negli studi (la scuola dell’obbligo finiva all’epoca con la quinta elementare). Frequentò un istituto propedeutico a Guastalla per poi iscriversi alla Scuola d’Arte di Porta Romana a Firenze. Dopo gli studi – siamo all’inizio degli anni ’50 - Danilo torna a Luzzara e vuole rendersi indipendente – economicamente parlando – dalla famiglia. Decide così di allestire nel palazzo dove vive un laboratorio di ceramica, una piccola fabbrica di manufatti in argilla. All’epoca i recipienti in terracotta si usavano in cucina e affiancavano le pentole di rame. La cosa suscita in paese molta curiosità e anche i maestri delle elementari accompagnano gli alunni (2) in visita alla bottega. Donati era molto cortese e disponibile e si prestava volentieri a spiegare le varie fasi di lavorazione della ceramica. Tuttavia l’attività non porta nelle casse introiti sufficienti e presto viene chiusa. 

Il centro di Luzzara nel 1955 - Foto inviata da Rosa Gallusi

Danilo aveva comunque una mente fervida e coltivava molti interessi. Oltre a disegnare e dipingere,  si interessava anche di teatro, sentendo dentro di sé una vocazione - derivante probabilmente dai suoi studi artistici - a fare l’attore, il regista, il costumista. Decide così di realizzare a Luzzara alcuni spettacoli teatrali, mettendo in scena drammi e commedie di autori da lui scelti: Luigi Pirandello per citarne uno, ma anche drammaturghi stranieri come Tennessee Williams (3). All’epoca dei fatti il teatro era già stato venduto a privati per essere trasformato in un magazzino e fu così che il locale idoneo ad ospitare le recite venne individuato nel salone situato al primo piano della cooperativa muratori del paese (4), l'edificio dove attualmente si trova la Pizzeria da Nino. Donati formò un piccolo cast di attori dilettanti tra le persone che conosceva (Lilia Tedeschi, Gastone Boni, Elettra Caramaschi) e diede il via alle prove e alle rappresentazioni teatrali. Di sabato e di domenica, nei giorni degli spettacoli, la sala si riempiva di gente, ma non tutti erano entusiasti: i gusti dei luzzaresi erano ancora fortemente legati alle operette (5) che presentavano le compagnie di giro, ai drammi dell’ottocento e alle commediole di Dario Nicodemi. Ricordo in particolare che Danilo venne apprezzato e applaudito come attore protagonista nell’atto unico di Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca.

Un disegno di Danilo Donati

Ad un certo punto della sua vita Donati lasciò Luzzara per proseguire la sua carriera altrove. Un giorno giunse in paese la notizia che Danilo sarebbe stato il costumista dell’Aida di Verdi a Verona. Con una corriera organizzata da Carolina Giorgi (6) - soprannominata la Carulina ad Martel –  mi recai all’arena ed ebbi l’onore di assistere ad una delle rappresentazioni di quell'opera.

Testimonianza di Tullio Losi raccolta da Paolo Losi

 Note

(1) All’epoca c’erano pochi soldi e le pentole che si rompevano non si buttavano, ma si facevano riparare dallo stagnino ("magnan" in dialetto Luzzarese).
(2) I bambini di allora conoscevano bene l’argilla (la "molta") in quanto si divertivano a modellarla per gioco: il pongo ancora non esisteva.
(3) In quegli anni l’orizzonte culturale dei luzzaresi comincia ad ampliarsi. Nella sala del consiglio comunale nasce il primo embrione di quella che poi diventerà la biblioteca. (vai all'articolo "La nascita della biblioteca comunale")
(4) Nel secondo dopoguerra Luzzara incominciò ad espandersi e di questo sviluppo (nuove case, strade, piazze) beneficiò il settore dell’edilizia in cui molti disoccupati trovarono lavoro. I muratori luzzaresi, per godere di un più forte potere contrattuale, si unirono in una cooperativa, costruendo anche un edificio che costituisse un punto di riferimento per gli associati (l’attuale Pizzeria da Nino). La sede della cooperativa aveva al piano terra gli uffici, mentre al primo piano si trovava un ampio salone per le riunioni e le assemblee sociali.
(5) L’interesse per le operette e per l’opera è durato a lungo nel secondo dopoguerra. A Villarotta di Luzzara era perfino nato un teatro all’aperto dove venivano rappresentate delle opere liriche. Io stesso ho assistito a una Traviata e a un Rigoletto.
(6) Era una signora che d’estate organizzava delle gite prendendo a noleggio una corriera. Le mete preferite erano Padova e la basilica di Sant’Antonio, la basilica di Monte Berico a Vicenza e soprattutto Venezia.