martedì 7 dicembre 2010

Uno scritto inedito di Guido Sereni dedicato a Felice Davoli


FELICE, UMORISTA MASCHERATO

di Guido Sereni

A Villastrada, al ristorante Nizzoli, ci siamo trovati a spezzettare del buon pane intinto nel vino. Non abbiamo resistito, è stato l’istinto. Quella energetica merenda dei mietitori si riprova quasi ad insaputa, ci si butta all’assalto: pane e vino. Intanto si chiacchierava di quella donna, di quella fabbrica, di quella cravatta di Za presa a Londra. E Felice subito a dire che la facevano qui vicino a Carpi, e le peggiori le spedivano in Inghilterra, ma a Za gli sarà costata di più del viaggio, quando da noi le davano in omaggio facendo una compera di “stracci-America”.

Imparentati oramai per assiduità con quell’ambiente, quasi nessuno faceva caso alla nostra presenza, a quella di Zavattini s’intende. Il maestrone, solitamente capo-tavola (ove s’insediava naturalmente), sciorinava i suoi madrigali rigorosi, sempre quelli, autocaricandosi. Il nostro “proboviro” non li rifaceva a memoria, gli bastava il suono, la presenza.
"Caro maestrone, stasera sei splendido, ci offri…"
Ma ecco puntuale Felice ad interrompere, gridando:
"La cena!"
Zavattini sosteneva il maestro dicendo a Felice:
"Tu sei sempre stato il nostro umorista mascherato, non so se il nostro amico sia d’accordo, comunque non lo raggiungerete mai per generosità “verbale”, vero maestro..?!?"
"Eh Cesare, me par la lega am desfi!"

Dopo cena iniziava il consueto vagolare disturbatorio nel centro, pieno di noi, prima che facessimo tavolata finale in casa di Za (che sembrava il medium di una disincantata seduta). E lì si depredava la dispensa. Spesso Zavattini sballottava qualche bottiglia sotto il cipiglio del “Nudul” - pur sapendo che il vino andava trattato con garbo - per ottenere l’esaltante commento: "L’ö lé àn cativ òst!"
Poi, adocchiata l’annata, diceva:
"Questa amici la invecchieremo…”
"Sì, sì, altri cinque minuti!" urlava Felice.
E Za, cambiando discorso:
"Senti Felice, volevo chiederti da tempo se nel mio caffè vengono anche i poveri."
"Eh, sì, sì, ma se ci fosse da fare la colletta per allontanarli, si raccoglierebbe una grossa somma. Tra quei borghesi c'è addirittura chi pensa che se quei “sovversivi” fossero gamberi, ne divorerebbe una padellata ad ogni pasto."

per gentile concessione della famiglia De Silvi

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