venerdì 19 novembre 2010

Storia di una fata: accadde a Luzzara nel 1802

Un giorno, durante una delle mie ricerche ebbi a che fare con un manoscritto che era scivolato nel sottofondo di un armadio a muro situato in canonica. Dopo aver spostato vari faldoni impolverati, che non venivano consultati da numerosi decenni, nello sbloccare un cassettone in legno mi cadde sui piedi un vecchio foglio ripiegato su se stesso. Mosso da curiosità iniziai a leggerlo e notai che si trattava di un resoconto di eventi capitati nel 1802 (a Luzzara era Arciprete Platestainer). Il testo narra di due ragazzine che hanno la visione di "un’ombra di una bellissima fanciulla non più alta di un palmo, vestita di bianco all’uso campestre, calva il capo, e scalza il piede, e parlante loro con voce sensibilissima". Questa “fata” indica a loro un terreno dove è nascosto un tesoro. La notizia arriva successivamente al prete e nella documentazione si descrivono i giorni in cui si manifestarono le apparizioni e le misure che vennero attuate nei confronti di questo avvenimento. Purtroppo non sappiamo come andò a finire questa storia perché le notizie si fermano al 6 ottobre 1802, quando le visioni dell’ombra erano ancora presenti. Un’altra cosa che vi vorrei far notare è che il manoscritto mi cadde sui piedi il 29 giugno 2002, esattamente 200 anni dopo (nel documento si parla del 29 giugno 1802). Lo scritto è abbastanza comprensibile e quindi consiglio a tutti di leggerlo attentamente. Buona lettura.

Descrizione dell’accaduto dei giorni 29 giugno – 24 luglio 1802

Nel giorno 23 di Luglio 1802 il Sacerdote D. Alessandro Mazzola di Luzzara espose all’Arciprete Vicario Foraneo di essa terra, che nella mattina del giorno antecedente al sopra notato ritrovandosi alla Villa dè Casoni Giurisdizione, e Vicariato luzzarese venne invitato a trasferirsi in compagnia d’altro Sacerdote dè Casoni D. Antonio Allegretti alla casa di certo Franzini, onde verificare l’asserita costante apparizione da più giorni intorno all’abitazione del Franzini di un’ombra visibile, e parlante a due fanciulle, l’una figlia di Giuseppe Franzini, d’anni 11, e l’altra del fu Antonio Bortesi d’anni 9, contigua alla prima abitazione. Vinti piuttosto dall’importunità che dalla Credenza si trasferirono al luogo indicato, ove ebbero a restar sorpresi oltre modo dalla fermezza ingenuità, ed innocenza, colla quale asserivano le fanciulle di vedere l’ombra vagante in pien meriggio sul picciol campo attiguo alla lor casa. Come può immaginarsi non lasciarono di chiederne la descrizione, che in poche parole limitassi concordemente dalle vegenti dicendola un’ombra di una bellissima fanciulla non più alta di un palmo, vestita di bianco all’uso campestre, calva il capo, e scalza il piede, e parlante loro con voce sensibilissima. Chiesero quindi qual cosa loro avesse manifestata, e risposero avere l’ombra indicato fuori d’enigma trovarsi un tesoro nascosto nel campo stesso, ed essere ella destinata da Dio ad indicarlo. La maraviglia dell’Apparizione, le ferme risposte delle Villanelle determinarono i sacerdoti menzionati darne parte al loro Superiore Ecclesiastico come sopra si è detto onde prendesse in considerazione l’affare. L’Arciprete ben lontano dal prestare una cieca credenza, ma non tale però da non valutarne la possibilità, immediatamente me ne diede avviso al locale Giusdicente per quelle ragioni, che potessero interessare la mia Provincia Governativa, e combinati di verificare l’esposto privatamente prima di sottoporre il caso al Governo. Nel giorno pertanto 23 di Luglio assieme ci recammo alla casa del Franzini, ove dopo di avere prese le più minute informazioni fu l’indole e riflessione, e carattere delle fanciulle, che ritrovassimo quali si convengono a persone innocenti, mi feci condurre dall’una di esse, cioè la Franzini condurre sul luogo chiedendo se in allora vedesse l’ombra descritta. Non s’eravamo inoltrati appena tre passi nel Canepajo, che dopo alcune occulate indagini eclamò: “Eccola, che tiene loro rivolto lo sguardo” ma nulla si vide. Innoltrai nel campo unitamente alla fanciulla che asseriva d’essere ora seguita, or preceduta dall’ombra; e sopravvenne intanto la Bortesi che separatamente interrogata rispose conformemente alla prima, indicando essa pure il luogo medesimo, ove la prima diceva d’essersi l’ombra arrestata. E chiesi alla fanciulle cosa loro avesse detto, giacchè eransi raggruppate in un angolo del canepajo mostrando di far vedere con l’ombra che asserivan di vedere e risposero che come già altre volte aveva fatto indicava esservi in quel campetto un tesoro nascosto levato il quale sarebbe volata in paradiso. Il Vicario, che trovavasi avere appresso di se un reliquiario, lo presentò alla più picciola delle villanelle dicendole, che chiedesse a quell’ombra cosa fosse ciò che teneva tra le mani, e dopo l’interrogazione disse avere l’ombra risposta essere quella una reliquia. Non si fece caso ti tale risposta supponendo che la Bortesi avesse non più altro manifestato che quello che ella stessa conosceva; ma nella susseguente mattina 24 il Franzini si reccò alla Canonica dell’Arciprete asserendo di commissione della fanciulla (così incaricata dall’ombra), che la reliquia a lei presentata nel giorno avanti conteneva la maggior gloria del Paradiso, difatti era in esso Reliquiario l’Augusto legno di Croce. L’ingenuità delle Villanelle e la costante indicazione locale nelle diverse parti del campo dell’ombra mi fecero risolvere a proibire qualunque comunicazione delle fanciulle con altri, ordinando ai parenti di riferire minutamente quanto di giorno in giorno accadesse. Dal giorno 24 di luglio fino al primo agosto costantemente si sono avute relazioni di conferma aggiungendosi essere stata vista l’ombra da altre persone ancora. Sul far della sera del 29 Giugno la Rosa Bortesi che si trovava casualmente nel proprio orto vide l’ombra sopradescritta portandone subito relazione ai suoi parenti che nel giorno seguente a mattina avanzata veggendo nel orto attiguo l’ombra suddetta l’interrogò ma non ebbe risposta, e che sono passate tre intere giornate interrogata se aveva fame e se voleva orazioni, sentì rispondergli affermativamente al primo articolo , negativamente al secondo. Esibì quindi della polenta e del panne, ma venne scielto il secondo, ed immediatamente reccato dalla sorpresa fanciulletta collocandolo su una foglia di vite presso l’ombra in terra; e che ritornando dopo tre ore più non vide il pane. Quest’azione con egual esito si afferma dalla Bortesi, e non la sanno negare i vicini, che vedono a reccare la vivanda; ma nessuno ha veduto l’atto dello sparire, anzi la stessa fanciulla afferma che ciò non succede se non che in di lei absenza. In oltre con tutta la fermezza asserisce essere stata nel quarto giorno dell’apparizione avvisata a chiara voce, e chiamata a nome, che in quel campo v’era un tesoro sepolto, aggiugnendo finalmente d’essere seguita dall’ombra stessa sino alla porta della chiesa parrochiale ne’ campi sta sempre sospesa per mezzo palmo circa da terra. Tralascio altri infiniti minutissimi detaglj che non sono altro che o ripettizioni, o modificazioni de’ primi. Avute le risposte della Rosa mi feci a interrogare separatamente la Francesca Franzini, che in tutto e per tutto rispose di conformità, aggiugnendo sol tanto di aver veduta l’ombra tre giorni dopo la Rosa, e ne ascoltò le parole dopo sei. Che l’ombra le richiese ove fosse Giuseppe Franzini, che voleva la Messa dello Spirito Santo, e che in quel luogo eravi molito denaro diviso in due partite. Conformi sono poi le asserzioni relative allo smaltimento del cibo, accompagnamento &c. Quest’è quanto ho potuto rilevare in conferma di ciò che m’avvenne nel giorno 23 luglio, le quali cose l’Illuminato Superiore Governo valuterà come crederà opportuno; e mi limito quindi ad esporre le deposizioni di altre tre persone adulte, le quali asseriscono come segue. La Maria figlia di Venerio Davoglio dice che nel dopo pranzo del giorno 23 essendosi accostata alle due picciole ragazze, mentre domandavano all’ombra supposta se il denaro che accennava esser ivi sepolto fosse molto profondo, o superficiale, ed intese un mormorio di voce che non capiva d’onde procedesse, senza però distinguere l’articolazione delle parole; si seppe poi dalle dette ragazze, che l’ombra rispondeva, che il detto denaro era molto interrato; detta Maria conta di sua età anni 18 circa, ed è pronta di confermare anche con suo giuramento il suo detto. La Polonia madre della Rosa suddetta d’anni 53 è pronta a confermare con giuramento quanto segue, qualora ec. Asserisce che nella sera del sabbato giorno 24 luglio trovandosi sulla porta di sua casa chiamando la propria figlia Rosa, volgendo gli occhi verso il letamajo contiguo al canepajo più volte mentovato vide una puttina alta un palmo poco più sospesa in alto sopra il letamajo suddetto per l’altezza di due Braccia circa, e precisamente descrive la detta ombra come le ragazze. L’Angela figlia del fu Antonio Bortesi, e del Apolonia Chievesini depone con suo giuramento di avere veduto nelle forme alle altri conforme l’ombra suddetta 4 o 5 volte nel decorso del tempo dell’apparizione tanto nel canepajo, quanto sulla massa. Potrebbe nascere il dubbio d’intelligenza ed impostura, e per assicurarmi quindi della qualità delle persone che direttamente, o indirettamente hanno parte in questo affare ho interpellato il parroco della Villa D. Bartolomeo Valenza che sempre è stato presente alle esposte ispezioni. Ed afferma che sono tutte degne di fede, incapaci di dolo, e molto meno di voler ingannare su questo proposito; di conoscerle di mente sana, e di fantasia regolata egualmente che per lo passato. Qualunque sia il valore che dare vorrà Vostra Eccellenza a questa narrativa sarà sempre però essa appoggiata alla pura verità di fatto benché incapace io mi sia ne di provarlo all’evidenza, ne di negarlo assolutamente. L’arciprete esso pure a sgravio del suo dovere partecipa l’affare al Vescovo Diocesano. Sono con tutto il rispetto.

Lettera del Vicario Antonio Gamburini all’Arciprete di Luzzara del 5 agosto 1802

Ill.mo Sig.r Sig.r Pron Col.mo

Le circostanze di tempi, e i pericoli, che si potrebbero d’altronde incontrare per l’avvisato fenomeno, esiggono una prudente dissimulazione, e il rimedio almeno per ora d’un saggio silenzio, finchè piaccia al Sig.re d’illuminarci a conoscere la verità per mezzi sicuri conciliabili col decoro della Religione a edificazione de’ buoni, ed a scanso delle irrisioni del secol (?) maligno. La prego dunque con l’indicata economia, e la sua singolare prudenza di a doperare a questi bene, e intanto ossequiosamente le bacio le mani, e mi professo

di E. S. Ill.ma

Reggio 5. agosto 1802

Devotiss.o Servitore

Can.co Ant.o Gamburini V. G.le

Lettera del Vescovo di Reggio all’Arciprete di Luzzara del 10 agosto 1802

Molt.o Ill.re, e M.to Rev.do Sig.re

Dietro la risposta, che le sarà giunta del mio Sig.re Vicario Gen.le sulla relazione ultimamente spedita del portentoso fenomeno, o visione, che credesi avvenuta in codesto di Lei Plebanato, le notifico le ulteriori mie determinazioni sul contegno da tenersi rapporto alla stessa. Essendo già di ciò informato, com’Ella scrisse, il Governo Secolare, farà collo stesso gli opportuni passi in mio mome il Sig.re Ab.e Saverio Perotez dimorante in S Rocco di Parma. A lui quindi potrà Ella rivolgersi in seguito per tutto ciò, che esiger possa questo affare, avendo già egli da me ricevuto a tal fine ogni opportuna facoltà, specialmente nello spirituale. Mi tenga raccomandato al Signore nelle Sue Sante orazioni, mentre io le confermo i sentimenti di Stima, e considerazione

Di V.S.

Reggio 10. agosto 1802

Aff.mo sempre F.M.V.

Sig.r Arcip.te Vic.o

For.o di / Luzzara /

Lettera di D. Francesco Musi di Casoni all’Arciprete di Luzzara del 6 ottobre 1802

Illus:mo Sign:r Arcip:te e V: F:

Giusta l'intelligenza la significo quanto acade di vario circa la Visione di Vergari già a lei nota circa la Bambina. Dopo tanti mesi dandosi inquieta, e non più pacifica una tal visione; mentre nella casa Bortesi or getta a terra un setaccio, ora va essa, ad altra casarella anche di giorno, e di notte ha presin scoperto e madre, e figlia che dormivan nel letto stesso, stiracchiandole di sera sin la gonna. Aggiungesi anche queste, che n'incominciano a vedere altre due diverse, dicendoci la nova bambina che questo accade perchè non voglion credere, e prevederci col' togliere da quel luogo l'indicato deposito, e che quantiopiù ritardavassi più saran vessatte (?), ma che non gli farà male, perchè son povere. Lascio a chi è più intelligente lo sviluppare si dubioso arcano, e contento d'aver adempito al mio dover col partecipante quanto accade con riverente stima mi assegno quale

Di V: S: Illust.mo

Casoni ad 6: ottobre 1802

Suo Devs.mo ed Oseq:mo Ser:o

D: Fran.sco Musi Cur.to

a cura di Lorenzo Davoli