sabato 13 novembre 2010

Il teatro

Tutte le viuzze che sfociano in piazza del teatro vivono il loro momento migliore quando arrivano le compagnie dei commedianti, dei teatranti, che non mancano mai la piazza di Luzzara, dove il teatro è un piccolo teatro, ma ha un magnifico palcoscenico che si presta ad inscenare coinvolgenti e passionali drammoni ottocenteschi. E le brillanti commedie? Oh, le operette! Si recita, si canta, si balla, lì sul palcoscenico, e ogni famiglia che può, che conta, applaude dal suo palco privato, occhieggia sul palco di fronte, guarda in giù, dall'alto, in platea, dove siede qualche piccolo borghesuccio, mentre sul loggione il divertimento, l'animazione, "lo sbraco", il commento ad alta voce oltrepassa qualche limite di normale autocontrollo. In un vicolo vive il portiere del teatro, nell'altro il bigliettaio, e nell'altro ancora "il tiranno": lui stesso così si presenta, si autodefinisce, perché ha il compito di tirare su e giù il sipario. E se lo spettacolo è stato un'operetta, tutti il giorno dopo a canticchiare un motivetto che risuona ancora nelle orecchie, a ripetere le gags, le barzellette del secondo attore, il comico brillante. Ai commedianti possono servire per lo spettacolo un paio di sedie, una poltrona, un salottino? Tutti pronti nei vicoli a indicare chi è disponibile al prestito, per due o tre giorni. E' piacevole l'animazione che il teatro porta tutt'intorno. A lato del palazzo vivono due sorelle, Alice ed Ines, con la loro madre. Hanno sempre disponibile una camera per i commedianti che tra uno spettacolo e l'altro hanno bisogno di riposo. E un'attrice vi troverà pure la sua fine, la sua morte improvvisa. Insolita è però la vivacità nel periodo di carnevale. In teatro si balla anche, si possono rimuovere le poltroncine, e sulla piazza, tra due ali di curiosi, meglio dire di curiose, fanno il loro ingresso, talvolta arrivando in carrozza (le automobili: due o tre per paese, le altre sono di là da venire), le belle dame luzzaresi, signore e signorine, con l'abito di gala: non si può mancare l'evento dell'anno, il veglione. - Guarda che abito! Che eleganza! Meglio questo di quell'altro. E chi gliel'ha fatto? - commentano le presenti che non possono permetterselo (compassate e tristi, nel loro abito sempre nero, quando ti guardano da una fotografia). Il suono dell'orchestra si diffonde: e valzer, e mazurche, tutta un'allegria. Dai palchi si osserva, si commenta, si ammira, si fanno pronostici per ulteriori incontri di coppia ed eventuali fidanzamenti. (...) Da una vecchia foto il teatro ti guarda muto e sembra dire: "Perché mi avete chiuso?"

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Dal libro "Frammenti di vita sul filo della memoria" di Tullio Losi