sabato 13 novembre 2010

Ricordando "Invito a corte"

Il mio debutto come figurante di “Invito a corte” (evento ideato da Fausto Fornasari) avvenne a Luzzara nel 1990, l’ultimo anno che si svolse la manifestazione. Io e i miei amici più intimi (Fabrizio Berni, Emanuele Caleffi e Cesare Davoli) occupavamo un piccolo spazio in vicolo Macina davanti all’entrata del municipio. Con le nostre mani, ricostruimmo l’ambientazione di una piccola prigione, con una gabbia in ferro all’interno della quale il detenuto – nello specifico un condannato a morte - attendeva l’esecuzione capitale. Lì accanto, il boia vestito di nero (impersonato da Fabio Pistoni) con una scure vera in mano (di suo zio Remo Zambroni il fotografo) era pronto a tagliare la testa del malcapitato sopra ad una “socca” di pioppo imbrattata di smalto rosso. Nel momento fatale, la scure già alzata e pronta ad infliggere il colpo, il cardinale che arrivava con il corteo graziava il prigioniero che ritornava nella gabbia senza pane e acqua. Chi aveva piccole velleità artistiche veniva messo subito all’opera per costruire e montare scenografie. Lo spettacolo, se la memoria non mi inganna, venne presentato, oltre a Luzzara, in altri luoghi tra cui Mantova, Castellaro Lagusello, Vasto e Sabbioneta. In alcuni paesi la manifestazione veniva ripetuta di anno in anno. In particolare ricordo Castellaro Lagusello, dove “Invito a Corte” era per noi adolescenti un momento di forte aggregazione, tanto che l’evento di per sé passava in secondo piano. Per me e per i miei amici era qualcosa di magico partire insieme in corriera, arrivare sul luogo, issare lo stemma dei Gonzaga sulla torre del castello (solo la salita alla cella campanaria era un’avventura, dato che bisognava affrontare scale fatte di pioli secolari incastrati tra di loro con guano di piccione altrettanto datato, botole incastonate in volti a botte, solai pericolanti in legno e campane pericolosamente basse), ricreare le ambientazioni, andare a pranzo tutti insieme sotto al castello mangiando cibi genuini e bevendo un buon vino, vestirsi tutti insieme con gli abiti che ci aveva preservato lo staff. Ricoprivo il ruolo di un popolano e questo mi consentiva di spostarmi a piacimento, senza seguire il corteo dei nobili, con il vantaggio anche di conoscere e fare amicizie con i ragazzi e le ragazze del luogo.

Lorenzo Davoli