sabato 13 novembre 2010

Ricordando Danilo Donati

Ritorna a Luzzara Danilo Donati: il nostro concittadino che con il suo lavoro ed i riconoscimenti ottenuti ha saputo raggiungere i più alti livelli artistici e professionali nel mondo del cinema. Danilo Donati è luzzarese, ma da Luzzara è partito quando era giovane e da allora non ha fatto più ritorno. Nel frattempo è diventato uno dei costumisti più apprezzati e premiati del cinema italiano. Il suo lavoro ha raggiunto livelli tali di qualità da meritarsi addirittura due premi Oscar. In questi giorni si trova a Luzzara per seguire il suo lavoro sul set di un film che si sta girando sulle rive del Po. Qui lo abbiamo raggiunto presso la "casa sul fiume" del suo amico Oder Scaini. Difficilmente concede interviste a giornali o televisioni. Nei nostri confronti invece è stato molto disponibile ed abbiamo scambiato alcune battute che riportiamo nell'intervista che segue...

E' la prima volta che segue un suo lavoro a Luzzara?

Sì, semplicemente perché è la prima volta che si fa un film nel nostro paese.

Può anticiparci qualcosa sul soggetto del film?

Tutto è incentrato intorno alla storia di un padre e di un figlio; ma il soggetto non costituisce l'elemento geniale del film che è invece racchiuso nel modo in cui viene eseguito e realizzato.

Come è iniziata la sua passione per i costumi?

Si è trattato di una casualità.Io non ho mai voluto fare il costumista di professione. Mi trovavo a Milano e per necessità di altre persone sono entrato nel giro del cinema da cui non sono più uscito. Non si è trattata di una scelta presa di mia iniziativa: mi ci sono trovato in mezzo per puro caso. Tutto cominciò quando conobbi Luchino Visconti a Milano che mi prese come suo assistente. Da lì è nato tutto.

Quali sono gli aspetti più positivi e quelli più negativi del mondo del cinema?

E' molto difficile dirlo per me perché in ultima analisi non è un mestiere che amo molto. Si deve fare, io devo farlo, e quindi devo farlo nel miglior modo possibile. Vivo questo mondo nel suo insieme, con tutto ciò che di buono e cattivo ha in sé, ma non è che nel complesso abbia delle grandi attrazioni come può sembrare dall'esterno.

L'aver ricevuto due premi oscar per i migliori costumi cosa ha rappresentato per lei?

Ricevere un premio è sempre gratificante. Ne ho ricevuti tanti e comunque l'oscar ha sempre un significato particolare perché viene dato dall'America ed è forse il premio più ambito. Il fascino dell'Oscar è tutto qui, poi altro non c'è e non dà. Fondamentalmente rimane il piacere di averlo ricevuto.

Ci sono episodi particolari che hanno caratterizzato la sua lunga attività artistica?

Ce ne sono tanti e dipendono dal regista con cui lavori e dal film che si fa.

Qual è il regista con cui si è trovato meglio?

Innanzi tutto Pier Paolo Pasolini. E' un regista che mi è veramente rimasto nel cuore. Ho fatto quasi tutti i suoi film e con lui si lavora molto bene. Poi ho fatto molti lavori con Fellini, con Zeffirelli e tanti altri.

Quale legame ha oggi con Luzzara e che differenza c'è con il suo passato vissuto a Luzzara?

E' un legame strano perché io in realtà mi sento come se fossi di passaggio. Dovendo realizzare questo film ambientato sul Po ho pensato di andare a cercare i posti più adatti cominciando proprio da quelli dove avevo trascorso la mia infanzia (Luzzara appunto). E proprio in questa ricerca ho scoperto che in questi luoghi si riesce a realizzare meglio quello che il film deve significare.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ne ho tanti e molto particolari; preferisco però non anticiparli per scaramanzia.

E noi per scaramanzia le diciamo "in bocca al lupo" per tutto quello che vorrà realizzare.

Intervista a cura di Rosa Cantarelli per "Io a Luzzara - settembre 1992"