domenica 14 novembre 2010

RADIO E.L.P.: la storia della radio dell’oratorio di Luzzara - prima parte


Questa è la storia di un gruppo di giovani luzzaresi che al termine dell'anno scolastico dedicava il tempo libero alla realizzazione di un sogno. Era l’estate del ’77. Il loro punto di aggregazione era la pizzeria vicino ai giardini pubblici, gestita dai genitori di uno del gruppo. Durante l’inverno era concesso loro l’uso di una cantina come luogo di incontro. Quella cantina che, nelle nebbiose e fredde sere d’inverno, accoglieva il gruppo di amici per ascoltare musica. Ma questa è un’altra storia. Avevano 16 anni ed era il periodo delle prime radio libere locali. A quel tempo non era difficile procurarsi il diritto di frequenza, ma si valutò di fare una vera “radio libera”, cioè senza autorizzazioni o permessi. D’altra parte erano tutti minorenni! Il locale era già disponibile, l’attrezzatura audio e i dischi in vinile erano quelli usati nelle sere d’inverno. Mancava solo il trasmettitore e l’antenna per diffondere nell’etere. Uno dei ragazzi aveva un parente radioamatore il quale offrì la sua esperienza e disponibilità per costruire un semplice trasmettitore FM. Era una scatola di metallo poco più grande di un pacchetto di sigarette con alcuni fusibili, transistor e altri apparati elettronici. L’antenna, artigianale anch’essa, venne posizionata sul balcone del primo piano del palazzo dove era ubicata la pizzeria, nascosta dai rami dell’albero prospiciente la facciata. Venne fissata con del nastro adesivo per una eventuale rimozione veloce. Poco importava l’aspetto estetico. Era l’appartamento dei gestori della pizzeria e pertanto facilmente controllabile. Il cavo scendeva dal balcone, camuffato dai tiranti della tenda frangisole della pizzeria, fino a scendere, nascosto tra i mattoni, nella cantina attraverso la grata del marciapiede. Quando decisero di iniziare, l’attrezzatura non era completa. Avevano a disposizione diversi dischi in vinile, un impianto stereo con solo un piatto, un microfono da registratore portatile e nient’altro. Le prime trasmissioni venivano quindi condotte con il microfono collegato direttamente all’ingresso del trasmettitore. La musica veniva trasmessa utilizzando le due casse acustiche dell’impianto stereo, poste a fianco del microfono che era sempre in presa diretta. Ogni minimo rumore era catturato e trasmesso inesorabilmente! Il primo nome scelto fu: “Rompi Radio”. Di certo non è questa la sede adatta per aprire un dibattito per affrontare le profonde considerazioni sul perché venne pensato quel nome. A loro piaceva e basta. Nonostante la restrizione strumentale, la prima diffusione “ON THE AIR” venne programmata in un caldo pomeriggio di Luglio. Era il 7 Luglio del 1977. Il primo brano musicale trasmesso fu “Don’t let me be misunderstood” dei Santa Esmeralda and Leroy Gomez. Non fu casuale la scelta. Quel brano durava quasi 15 minuti e permise loro di superare il panico del microfono. Era prevedibile che le prime timide parole pronunciate furono solo: “State ascoltando Rompi Radio”, ma l’emozione era intensa. Da quel giorno, tutti i pomeriggi, gli amici, a turno, furono impegnati in questa avventura. Bisogna provare ad immaginare l’accortezza che dovevano tenere durante le trasmissioni, perché, avendo il microfono collegato direttamente al trasmettitore, ogni rumore era mandato in onda. Già dopo pochi giorni sentirono la necessità di ovviare a questo problema. Se la soluzione era un mixer, il problema erano i soldi. Per finanziare i primi dischi, andavano in esplorazione per Luzzara a raccogliere scarti di ferro vecchio da portare al rottamaio che pagava 20 Lire (appena 1 centesimo di euro attuali) per ogni chilo di metallo ferroso consegnato. Sufficienti per i 45 giri, ma insufficienti per un mixer. Durante la raccolta di ferro trovarono un pezzo di acciaio lucido che servì per fare il primo rudimentale mixer, assolutamente artigianale. Con grandi sforzi adattarono il foglio a forma di scatola. Col trapano, buco dopo buco, tracciarono le fessure per i cursori. Installarono 5 spinotti collegati tra loro con dello stagno . . . e il mixer era pronto. Raccontarlo oggi, nell’epoca dell’informatica e dell’I-Pod, sembra preistoria. Nonostante l’inesperienza erano riusciti ad organizzarsi bene. I programmi erano costanti e la creatività non mancava. Ma come tutte le belle storie, dopo alcuni mesi si accesero i primi contrasti interni. Cose stupide per la verità, ma che incrinarono i rapporti all’interno del gruppo. Per portare avanti questa avventura , Paolo, l’artefice della radio, decise che era ora di ampliarsi, di cercare un nuovo posto e nuove collaborazioni. L’ambiente che offriva tutto questo era l’oratorio di Luzzara, che Paolo aveva frequentato da bambino. Andò a parlare con Don Luigi che accolse con vivo entusiasmo l’idea e mise a disposizione le due sale inutilizzate all’ultimo piano dell’oratorio. Una posizione strategica, un punto al di sopra dei tetti di Luzzara. Era la primavera del 1978. Considerando il luogo della nuova sede, fu modificato anche il nome in “RADIO E.L.P.” (Radio Emittente Libera Padana). Nessun riferimento politico, ma un nome decisamente eccessivo rispetto al raggio d’azione della frequenza. Piaceva l’idea che si potesse confondere con RADIO HELP! Di lì a poco, grazie alla fervida partecipazione attiva di molti ragazzi dell’oratorio, la Radio cominciò ad avere una organizzazione decisamente impostata. Programmi strutturati dal pomeriggio fino alla sera alle 21,00, completi di spazi informativi, spot pubblicitari e tutto quanto inerente all’ambito di una radio libera. Soprattutto tanta voglia di divertirsi. La storia di Radio E.L.P. dell’Oratorio di Luzzara terminò bruscamente nella primavera del 1981, poco dopo il trasferimento di Don Luigi. I personaggi, le storie e gli aneddoti da raccontare sul variegato universo che si creò attorno alla radio sono innumerevoli. Occorre tempo, quel tempo che ci sfugge di mano come la primavera della vita di quell’età che rimane solo nei ricordi.

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Paolo M.