venerdì 19 novembre 2010

Giovanni Gonzaga, l'ultimo Marchese di Luzzara

Nel 1494 Rodolfo Gonzaga, figlio di Ludovico e fratello del marchese di Mantova, ricevette dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo l’investitura dei feudi di Luzzara, Castiglione delle Stiviere, Solferino e Castelgoffredo, dando inizio alle due linee dei Gonzaga di Luzzara e di Castiglione, che con i suoi figli Gianfrancesco e Luigi Alessandro si divisero definitivamente l’una dall’altra. In seguito a tale investitura, i Marchesi di Luzzara eressero nel territorio luzzarese uno stato semi-indipendente dal Ducato di Mantova fino al 1557, quando il Duca di Mantova Guglielmo Gonzaga, riacquistò dal cugino Massimiliano il comando del feudo di Luzzara, che egli aveva ereditato dal padre Gianfrancesco. Da allora i discendenti dell’ultimo marchese mantennero il titolo onorifico di Signore di Luzzara, pur non detenendo alcun comando sul territorio, che fu soggetto a Mantova fino al 1630, poi a Guastalla, a Parma e infine Modena. Il Ramo di Luzzara della famiglia Gonzaga, come molti altri, ebbe però termine alla fine del ‘700, con la morte dell’ultimo discendente di questa casata: Giovanni Gonzaga, Principe del S.R. Impero e Patrizio Veneto. Nato a Luzzara il 4 luglio 1721, nel palazzo all’epoca appartenente alla sua famiglia (attualmente la parte supersite è il palazzo Zanibelli-Gilioli in Via Dalai), figlio secondogenito del marchese Luigi II e di Carlotta di Chioseul, visse gran parte della sua vita a Mantova, nel palazzo della sua casata posto nell’attuale Via Trento, nel quartiere di S. Leonardo. Sposò nel 1766 la nobildonna piacentina Teresa Anguissola (1745-1819) ed ebbe numerosi figli, dei quali però sopravvissero solamente due femmine: Carlotta (1767-1823) e Luigia (1768-1818) La linea diretta della famiglia in realtà doveva proseguire con Basilio (nato a Luzzara il 26 settembre 1711), fratello maggiore di Giovanni, ma non avendo questi avuto figli che sopravvissero a lui, alla sua morte (avvenuta il 21 maggio 1782) la linea di discendenza passò appunto a Giovanni. Dal fratello maggiore, Giovanni ereditò il titolo di marchese di Luzzara ma anche numerose proprietà terriere, il palazzo di Mantova, il palazzo Gonzaga a Luzzara (dove nacquero lui e il fratello) e il Casino della Tomba a Luzzara, ridotto ormai ad un rudere (che venne poi abbattuto nel 1824 dalla figlia Luigia Gonzaga Sanvitale, che lo ereditò). Siccome la discendenza della casata Gonzaga poteva avvenire solo in linea maschile, e non avendo egli figli maschi, fratelli e nemmeno cugini della stessa casata, egli fu in effetti l’ultimo Gonzaga ad avere il titolo di Signore di Luzzara. Morì a Mantova il 3 aprile 1794, fu trasportato a Luzzara e sepolto nella Chiesa del Convento, nel sepolcro della sua famiglia posto nella cripta sotto il coro della chiesa. Con la sua morte si estinse il ramo luzzarese della famiglia Gonzaga. CURIOSITA’ Nell’archivio Parrocchiale di Luzzara (cartella Igiene Pubblica Polizia Ordini Sovrani e Statistica), esiste la memoria dell’arrivo e della consegna del cadavere di Giovanni Gonzaga all’arciprete Platestainer e della sua tumulazione al Convento degli Agostiniani: questo manoscritto ci rilascia una precisa “IMMAGINE FOTOGRAFICA” dell’avvenimento. Quando il convoglio con il feretro, partito da Mantova, arrivò dopo il tramonto al confine tra il mantovano e Luzzara, più precisamente nei pressi del ponte di Po Vecchio (Villa Superiore – vicino alla Bassa Scaietta), alla presenza di un tavolino posizionato sul ponte stesso con due lumi accesi e testimoni, L’Arciprete Platestainer dovette riconoscere il cadavere del nobile mantovano che giaceva nella cassa vestito di cappa bianca e parrucca. Vale la pena di leggerlo in quanto la descrizione della scena ci è talmente dettagliata che è come entrare un attimo nel passato!!! Di seguito riportiamo integralmente il testo che descrive tale avvenimento.

“Rogito di consegna del cadavere del fu Principe M.se Gio: Gonzaga – 4 aprile 1794”

Nel nome S.s.mo di Gesù Signor n.ro e così sia Sotto questo giorno di venerdì quattro aprile mille settecento novanta quattro cor.te; ind.e 12 ^; verso un’ora di notte, esistendo con un tavolino, ed accesi lumi sopra la via pubblica denominata la Bassa della Palazzina, limitrofa tra questo ducato Guastallese, e Parrocchia di Luzzara ed altra parrocchiale di Villa Ripa Mantovana, ed alla presenza di due Testimonij presentatisi l’uno, cioè, di nome Sig. Giorgio Leicth del già Sr Martino, e l’altro cherico Sr Luigi Franceschi del Sr Antonio, ambi della Città di Mantova , quai testimonij de visu; non chè d’altri due pur chiamati testimonij all’atto e pubblicazion presente di cotesta Giurisd.e, e parrocchia Luzzarese, cioè Sr Giuseppe Galletti del già Sr Carlo; e Francesco del Sr Pellegrino Burrani. D’ondecchè alla presenza dei quali sopra, e stante io infrascritto seduto presso il sud.o tavolino frapposto sul limite limitrofo de’ quali sopra, ed alla veduta d’un convoglio con legno, e cavalli, torcieri, ed altro fermatosi in d.a parte limitrofa Mantovana si osservò traversante in detto legno, e Convoglio una cassa da morto, coperta con un strato di velluto rabescato d’argento, e d’oro esteriormente preceduto da altro legno e cavalli, discese a terra un sacerdote con cotta e stola ed altro chierico seco lui pure in cotta, avente nelle mani una Croce con Crocefisso, qual sacerdote dichiarò d’essere, come fu assicurato da primi testimoni antid.i il Molto Rev.do Sacerdote S. D. Enea Chioderelli attuale vicario nella Parrochial Chiesa di S. Leonardo della città di Mantova, ed il chierico compagno S.r Luigi Franceschi di cui sopra; cosicchè avanzatosi con questi l’Ill.mo Sig.r Arciprete, e Vic.° For.° di questa Parrochial chiesa di S. Giorgio Dott. Carlo Giuseppe Platestainer pur egli vestito di rocchetto manteletta e stola, ed associato anch’esso col suo cherico di nome Giuseppe Partesotti con cotta; e croce in di lui mano, si portarono presso al surriferito funebre convoglio, ed ivi fattane l’apertura d’una parte di d.a cassa, ed osservatosi entro un cadavere d’un Signore Mantovano vestito con una cappa, e parucca in capo, quale a visura delli ivi stanti due testimonij Mantovani, osservatosi, dissero, e protestarono d’essere quegli il cadavere del poco prima trapassato da questa all’altra vita S.r Principe Giovanni Gonzaga di d.a Città di Mantova, a loro ben cognito. Qual indi cadavere così come sopra riconosciuto, e stante, intercluso in d.a cassa coperta come sopra, alla presenza de’ premessi altri due testimonij Galletti e Burrani, avvanzatosi il pred.o convoglio, venne tosto il suaccennato intercluso cadavere per parte di d.o S.r Vic.o Chioderelli, ed in presenza di me Not.o e Cancell.e For.o esistente come sop.a, non che prefati due testimonij Luzzaresi, dimesso e formalmente rinunziato, e rilasciato presso del prelod.to S.r Arciprete Parroco di Luzzara pred.a, quale lo ricevette, come di fatto, ed indi associato si condusse col prescritto convoglio funebre sino alla chiesa di cod.i R.R. P.P. Agostiniani, sotto il titolo della SS.ma Annunziata fuori di q.ta terra di Luzzara, e da medesimi ricevutone l’asporto di d.a cassa tradotta fuori da d.o convoglio fu intromessa nella di loro chiesa con pieno consenso del summentovato S.r Arciprete pur egli astante, in forza di amichevole componimento seguito tra lo stesso S.r Arcip.te Parroco, e gli Eccellentissimi SS.ri Eredi d’esso predefonto Principe Gonzaga, per avere li pred.i fatto dimostrare al med.o l’avveraz.e della manifestata mente di d.o ora defonto, ed il desiderio di essere tumulato nel sepolcro Gentilizio della di lui Casa esistente nella chiesa de’ pred.i R.R.P.P. non chè in sequela di altro componimento succeduto co’ summentovati R.R.P.P. in q.ta occasione soltanto, né altrimenti. Locchè dunque premesso, e stante, tanto l’eccitato S.r. Vic.o Chioderelli di Mantova, quanto il surriferito S.r Arcip.te di costì, si sono compromessi, e si compromettono d’avere per fermo e rato l’atto reciproco di cui sopra, non solo sotto l’obbligo de’ redditi di dette loro chiese, quanto pure d’attenersi, ed osservare, sotto la forza della (…) projurato, mentre così, non solo, ma ogn.r. Sopra le quali cose Ferd.o Odoardo Pasotti, G. C. Not.ro e Cancell.re Gov.vo (…) , e quindi in fede mi soscrissi.


Tratto di strada e ponte al confine tra Luzzara e Riva dove avvenne la consegna del feretro il 4 aprile 1794; oggi questa località è chiamata "Bassa Scaietta".

Particolare odierno del ponte sul Po Vecchio in località "Bassa Scaietta". Sicuramente non si tratta del ponte originale del 1794, ove il notaio e l'Arciprete di Luzzara si posizionarono per ricevere il feretro, ma certamente si tratta dello stesso luogo e della stessa posizione di allora.

a cura di Mirko Anselmi