sabato 13 novembre 2010

La resistenza: il 14 aprile 1945

Il rastrellamento

E' primavera, sono i primi mesi del 1945. Si diffonde una voce:
"Hanno preso Arnoldo Avanzi, il figlio di Menelicco, e Ermes Ferrari!"
"Che hanno fatto? Non erano impiegati in municipio? Ermes non aveva forse il diploma di maestro?"
"Mah, ragazzi così per bene..."
"Ma no, anche loro, sono dei ribelli."
"Ora sono in prigione, nelle scuole elementari di Reggiolo dicono."

A Reggiolo sono arrivati, pare dal ferrarese, reparti speciali dell'esercito di Salò: le brigate nere. Passano alcuni giorni e li vediamo in azione, qui a Luzzara. Alle prime ore del mattino, con l'arma in pugno, entrano nelle case. Arrestano tutti i giovani, tutti gli uomini presenti in età per il servizio militare. Arrestano e portano tutti in piazza E. Toti, chiusa nelle vie d'accesso e presidiata con le armi. Arrivano anche a casa mia: hanno forse nomi e indirizzi precisi? Cercano Tedeschi Adolfo; non c'è, non abita più qui. Arrestano anche mio padre Dino, portano anche lui in piazza Toti; sarà poi rilasciato. Giungono in via Piave: Adolfo non è presente, non lo trovano. Fermano subito mio nonno, mia zia Lilia e mio zio Averardo. Mio nonno poi lo rilasciano: è vecchio, è sofferente, è malato. Mia zia, una delle poche donne presenti, riesce a defilarsi, infila i portici e ritorna a casa. Resta nelle loro mani Averardo, in ostaggio, per non aver potuto prendere Adolfo. "Tanto, poi, Averardo lo dirà pur bene dove si nasconde il fratellino!" Poco prima di mezzogiorno il rastrellamento è finito. Ora tutti i nostri, a piedi, fiancheggiati dalle brigate nere in armi, sono incolonnati verso Reggiolo.

Che dire, quando finirà questa guerra che ci porta alla disperazione?

La fucilazione

Per alcuni giorni mia madre (non di certo mia zia, che sarebbe riconosciuta) si reca a Reggiolo. Anche altre vanno, per lo stesso motivo: avere notizie. L'unico mezzo è sempre lo stesso. Da quello che riescono ad apprendere, una parte degli arrestati è stata portata a Reggio (in prigione ai Servi). Altri sono trattenuti a Reggiolo: forse i più pericolosi, i più indiziati, i più ribelli? Mio zio viene più volte interrogato: dov'è Adolfo non lo sa, proprio non lo sa. Poi arriva il tragico giorno. E' il 14 aprile; mio zio li vede uscire, scortati, spinti dai soldati in armi: e sono Claudio, Enzo, Balilla, Celestino e... tutti... Sono le prime luci dell'alba. La sentenza deve essere eseguita, è il momento della fucilazione, tutti contro il muro del cimitero. Cadono, prima uno poi l'altro. Si spegne la loro giovane vita, con loro le speranze, gli affetti, i moti del cuore, le illusioni, i sogni. Per giorni i familiari più nulla riescono a sapere. Chiedono dove sono. I loro corpi sono coperti di terra, in cimitero. Lo sa bene mio zio, ancora trattenuto in prigione. Ha ben sentito gli spari dei colpi sotto cui sono caduti. Il cimitero non dista molto, sebbene dislocato su strade diverse. Sa forse la verità il parroco? Lo pregano di dire... Tre giorni dopo, il 17, è giunta l'ora anche per Arnoldo e per Ermes. Si spegne anche la loro vita. Il parroco dice di non sapere.

E tu, qualche volta a Reggiolo per una ricorrenza, ti sei fermato davanti a quel muro?

Tullio Losi - "Immagini e pensieri sul filo della memoria" - 2003