giovedì 18 novembre 2010

Monnalisa a Luzzara

La nostra storia si svolge a Luzzara, sulla riva destra del Po, paese di Zavattini e dei Naifs. Era un tranquillo pomeriggio di Aprile, precisamente era il ventitré Aprile. A Luzzara c'era la sagra di S. Giorgio, patrono del paese. Luzzara era gremita di gente e in piazza vi era uno stuolo di bancarelle. Nella zona della fiera c'erano due individui alquanto strani. Si trattava di due carabinieri: uno alto, robusto e riccio, che portava una singolare foglia di marijuana smaltata al collo; l'altro era bassino e coi capelli chiari, non stava fermo un secondo e aveva sempre la battuta pronta. Si chiamavano Bugghio e Ianna. Stavano appunto sorvegliando la zona della fiera, o meglio, facevano finta: erano tutti e due seduti a sonnecchiare appoggiati al portone della cantina di Gallusi. D'improvviso sentirono un rombo proveniente dallo spiazzo ghiaioso poco distante. Si precipitarono a controllare ciò che stava succedendo. Sul luogo del misfatto c'era un gran polverone e quando questo si dissolse vi era al centro dello spiazzo solamente un grande quadro. Si avvicinarono per osservarlo. INCREDIBILE!!! Era la Gioconda!! Sopra il viso aveva una specie di striscia argentea tipo quella dei gratta e vinci, con scritto "GRATTAMI". Allora i nostri due carabinieri , non resistettero e grattarono... rimasero con la bocca spalancata come dei baccalà: la Gioconda era uscita dal quadro, e ora si trovava lì davanti a loro con il suo sorriso ambiguo. Monnalisa si guardò intorno distrattamente, poi posò il suo sguardo sui nostri due increduli amici.
- Salve! - disse - Penso che sappiate chi sono: la più grande creazione del grande Maestro Da Vinci. Sono qui nel vostro insulso paesino per distruggere il vostro orrendo museo di quadri Naifs.

- Come mai?! - non riuscì a non chiedere il Bugghio.
- Perché penso che il grande Maestro non approverebbe la vostra arte blasfema: puah, pittori che non hanno mai avuto un precettore... -
Allora Ianna rispose: - Un prece che? Scultam ben, Gioconda di me tac, cerca ad parlar cum as magna e deg al tuo grande Minestro cal vaga a cal paes... -
- Ehm, cerchiamo di moderare i termini! - lo interruppe il Bugghio,- Sono sicuro che riusciremo a trovare una soluzione! -
- Non penso proprio! - rispose la Gioconda, - Quando dico una cosa è quella! - Detto questo sparì insieme al quadro risollevando un gran polverone. I due carabinieri si guardarono attoniti, con la disperazione negli occhi. Dovevano assolutamente trovare una soluzione. Decisero di andare a Po per riflettere, cosa che per loro non era affatto facile. Era ormai un'ora che se ne stavano appollaiati sull'arginello a rimuginare, avevano ormai perso ogni speranza.
Il Bugghio disse: - Se Zavattini lo sapesse, gli si accapponerebbe la pelle! Peccato che sia già morto, lui troverebbe una soluzione. -
Non riuscì a finire la frase che sentirono un fulmine alle loro spalle. Si voltarono e videro un uomo sulla settantina, con un basco nero in testa, quell'uomo aveva un'aria alquanto famigliare: era Cesare Zavattini. Sorrideva ai due ragazzi con aria tranquilla.
- Cam vegna gnint! - esclamò il Bugghio, - Ma è proprio lei?! -
Zavattini annuì e disse: - So che siete nei guai, come posso aiutarvi? -
Con prontezza il Bugghio disse: - La Gioconda vuole distruggere il museo Naifs, perché secondo lei umilia l'arte del suo Maestro... -
Sentendo queste parole Zavattini fece una smorfia di disapprovazione e disse che aveva lui la soluzione. Dopo di che estrasse dalla tasca della giacca un pennello dorato e disegnò in aria una Z. Ci fu una sorta di esplosione e quando i due amici ebbero finito di tossicchiare, videro che Zavattini indossava un mantello multicolore, come sporco di tempera e un paio di occhiali da sole scuri stile "Man In Black". Vedendo l'aria perplessa dei due carabinieri, il pittore spiegò: - Mi sono trasformato in Super Zavat per potervi aiutare al massimo delle mie forze! -
E Ianna chiese: - Ma scusi, SuperSavata, ehm volevo dire SuperZavat, come faremo ad impedire ch'is brusa al museo? -
SuperZavat spiegò loro il piano che aveva ideato e decisero di incontrarsi la notte stessa nel cortile del museo. Così fu, e alla dieci e mezzo erano tutti e tre nascosti in un angolo del porticato che sta nel cortile del benedetto museo. Zavattini diede loro qualche istruzione e aggiunse: - Dobbiamo stare in religioso silenzio, per concentrarci su ogni rumore sospetto. -
E Ianna sbottò: - Me in religioso silenzio a nag stag mia: a sun mia an bigot! -
- Ma va che vuol dire in silenzio assoluto, stupid! - replicò il Bugghio.
Anche se Ianna odiava stare in religioso silenzio riuscirono ad aspettare un'ora e mezza in silenzio senza che succedesse niente, allora spazientiti, furono costretti a chiacchierare un po'. Zavattini raccontò loro di come tutti i pomeriggi prendesse il caffè con San Pietro e di come si divertiva a chiacchierare con Laurenti e Bonolis... Furono interrotti improvvisamente da un rumore di passi. Si acquattarono per vedere senza essere visti e scorsero la Gioconda che trasportava una grande tanica , sicuramente piena di benzina. Era il momento di agire. SuperZavat si rese invisibile e trattenne la Gioconda per un piede , subito aiutato da Ianna e Bugghio che la immobilizzarono e la legarono. La Gioconda li guardò, col suo tanto irritante sorrisetto enigmatico e disse: - Illusi, sapevo che avreste cercato di fermarmi, ma non potete farlo, perché io sono immortale, dato che essendo un quadro non sono neanche viva. Inoltre dovete sapere che il quadro dal quale voi due stolti mi avete vista uscire è una copia magica dell'originale e io posso utilizzarla solo per due ore, dopo di che se non sono ancora rientrata nel quadro originale attraverso il quadro magico, la Monnalisa che è esposta al Louvre scompare, con tanto di cornice e teca di protezione! Ciò succede perchè se non vado io dal quadro, viene lui da me e se voi mi teneste in ostaggio, sareste in possesso della famosissima Gioconda e vi scoprirebbero! -
- Ma sta zitta! - esclamò Ianna. Detto questo tirò fuori dalla tasca interna della giacca un libro, dal titolo: "BARZELLETTE". Incominciò a snocciolarle una dopo l'altra. Dovete sapere infatti che la Gioconda non perde mai il suo sorrisetto enigmatico, perché se non fosse per quello, non sarebbe mai diventata famosa e importante. Il piano consisteva dunque nel far piangere dalle risate la Gioconda, per toglierle il suo sorrisetto e ridurla a un foglietto di carta. Il piano funzionò, la Gioconda con questa barzelletta stava quasi per cedere: - In discoteca, in campagna, arriva uno e dice: - Hai dell'erba? - E l'altro: - Perché anche tu allevi conigli? -, ma la barzelletta che diede il colpo di grazia fu: - Ad una festa di asterischi ci sono tantissimi asterischi che ballano e si divertono. Suonano alla porta, aprono e c'é un punto. Allora dicono: - Ma cosa ci fai qui! E' una festa per soli asterischi! -, e lui: - Ma non mi riconoscete?? Mi sono messo il gel!! -
Sentendola Monnalisa, che era sul punto di scoppiare a ridere, cedette e scoppiò in una risata fragorosa, arrivando perfino alle lacrime. Appena si accorse di ciò che aveva fatto, si fermò di botto, ma ormai era troppo tardi : venne risucchiata da un foglio che prontamente SuperZavat aveva preparato. Così finì la Gioconda: su un foglietto di carta stropicciato, per lo più in preda ad una incredibile risata. Ianna volle il foglio per attaccarlo sul suo libro di barzellette, dato che quella immagine era più divertente di tutto il libro messo insieme.
Tutti guardarono il disegno e poi si guardarono negli occhi e all'unisono esclamarono: - Siamo proprio ardusiti male! -

Gala Lutaaya - scuola media Enrico Fermi di Luzzara

fonte: concorso Circolo Culturale Torre anno 2002