giovedì 25 novembre 2010

La nascita della biblioteca comunale

Cesare Zavattini era una persona unica. Trasferitosi a Milano come dipendente - prima della Rizzoli, quindi della Mondadori - continuò a sentirsi luzzarese e ad amare il suo paese. Diventato famoso come soggettista e sceneggiatore cinematografico (dei primi film neorealistici), a Roma (in via S. Angela Merici), dove viveva con la sua famiglia (la moglie era pure lei una luzzarese), riceveva in omaggio molti libri (romanzi, saggi...), sia dalle case editrici che dagli scrittori: speravano che ne traesse un eventuale soggetto. Cominciò a balenargli un'idea: perchè non creare una biblioteca a Luzzara, il suo paese? C'erano tanti analfabeti allora; c'era anche chi frequentava fino alla seconda elementare, per imparare a scrivere e a leggere, poi doveva cominciare ad apprendere un mestiere: all'epoca si lavorava sin da ragazzini.

Quando i libri ricevuti in regalo divennero numericamente rilevanti, pensò di spedirli a Luzzara, all'amministrazione comunale. I libri arrivavano a Luzzara chiusi in scatoloni di cartone, con spedizioni occasionali. Ma dove collocarli? Quando cominciarono a superare il centinaio e più, il sindaco (all'epoca Filippini) pensò prima di tutto che era necessario farne un elenco, quindi di riporli in un armadio. Il caso volle che nella sala del consiglio comunale ci fossero, nelle pareti subito dopo l'ingresso, due grossi armadi, che già contenevano qualche volume (soprattutto di Gabriele D'Annunzio). I libri di Zavattini furono così sistemati. E perchè non distribuirli in lettura? A chi? Con i lavori normali di allora, che richiedevano tanto tempo, forse di domenica qualche luzzarese poteva essere interessato. In più quei libri potevano interessare a qualche contadino che dalla campagna, a piedi, in bicicletta o a cavallo, veniva di domenica in paese per ascoltare la messa. Dove distribuirli? Proprio nella sala del consiglio comunale. E chi doveva distribuirli? Non c'erano soldi per assumere un bibliotecario e tutte le delibere comunali erano sottoposte all'approvazione della prefettura. Il sindaco si affidò alla buona volontà di due maestri elementari: Gastone Boni e Tullio Losi. Dalle 11 alle 12, ogni domenica, i libri cominciarono a passare di mano. Fra quei libri ce n'erano molti di autori stranieri - inglesi, francesi, americani - tradotti da Fernanda Pivano (casa editrice Einaudi). Si cominciò a distribuirli e a leggere.

Gli anni passavano e il numero di libri cresceva. Fu così che negli anni '60 l'amministrazione comunale pensò di istituire - anche per le insistenze di Zavattini che ogni anno, d'estate, era solito passare le sue vacanze a Luzzara - una biblioteca pubblica. Dove? Il comune, proprietario di un'area (tra via Dalai e via Soragna)  dove sorgeva l'asilo vecchio (orfanotrofio al tempo di Platestainer e successivamente - fine '800 primi del '900 - prima scuola elementare - vai alle foto dell'asilo vecchio), decise di edificare in quel sito (via Soragna) una struttura idonea ad ospitare l'ufficio di collocamento statale (stavano nascendo le prime officine e le prime fabbriche) e l'ambulatorio del medico della mutua (che assisteva, allora, solo i paesani iscritti nell'elenco dei poveri del comune). Il pianterreno venne così destinato agli uffici e alle sale d'attesa, mentre al piano superiore venne ricavata una piccola sala, detta civica, per la distribuzione e  la conservazione dei libri (la sala poteva inoltre servire anche per riunioni, convegni e per l'ascolto della musica). Scavando le fondamenta si trovarono dei resti di ceramiche che si fecero risalire al tempo dei Gonzaga ( vai all'articolo "La ceramica a Luzzara" ). Nata la biblioteca, occorreva ora redigere un regolamento. A chi affidarne la stesura? Si pensò ad Alfredo Soliani, una persona molto colta, amico tra l'altro di Cesare Zavattini. Costretto da una paralisi sulla sedia a rotelle, si dedicava agli studi, e all'epoca era l'unica persona del paese a padroneggiare l'inglese. Soliani chiese dei collaboratori: vennero "arruolati" Paolo Montanari (segretario della direzione didattica) e Tullio Losi (maestro elementare). Di laureati e diplomati del resto ce n'erano ben pochi a quel tempo.

Alfredo Soliani in Via Marconi - anni '50
Foto inviata da Rosa Gallusi

Era il 1967 e il regolamento venne finalmente approvato, ma ufficialmente la biblioteca doveva ancora essere inaugurata e pubblicizzata. Per dare maggiore risonanza all'evento chi invitare? Zavattini, che si interessava alle vicende luzzaresi, fece il nome di Mario Soldati, famoso scrittore e regista. Soldati passava le sue estati sulle colline Toscane, in una casa che si affacciava sul golfo di La Spezia e sulle località della Versilia. Ci fu uno scambio di lettere - il telefono ancora non c'era nelle case (1) - e il famoso scrittore e regista accettò l'invito (del suo amico Cesare Zavattini) all'inaugurazione della biblioteca di Luzzara (bisogna sottolineare il forte amore di Soldati per i luoghi del grande fiume, un  legame che nacque negli anni cinquanta con l'inchiesta televisiva "Viaggio nella valle del Po").

Viaggio nella valle del Po - anno 1957

Per arrivare a Luzzara dalla Toscana bisognava attraversare il passo della Cisa (che a quei tempi faceva paura) in automobile. Una volta definite la data e l'ora (un giorno di settembre, verso sera  per favorire l'affluenza dei luzzaresi) si presero accordi con Felice Davoli, che con la sua auto si prestava a fare servizi taxi sia pubblici che privati.

 Mario Soldati in auto con Felice Davoli 
Foto gentilmente concessa dalla famiglia De Silvi

Zavattini, tutto contento, cominciò a pensare: "E dopo l'inaugurazione?"
Era necessario ospitare degnamente l'illustre ospite. Si pensò ad una cena al "Luccio", la trattoria del paese. Zavattini volle dare uno sguardo ai locali: i muri erano "affumicati" dalle stufe a legna, dal fumo delle sigarette, dei sigari, delle pipe. Si decise  perciò, insieme all'amministrazione, di dare un'imbiancata alle pareti. Inaugurata la biblioteca si andò quindi a cena. Il menù? Tortelli di zucca come primo. Poi? Salumi, formaggi... Zavattini volle fare arrivare in tavola una forma intera di formaggio parmigiano: che vedesse Soldati di che cosa eravamo capaci noi di Parma e Reggio, e dei paesi sulla riva del Po. Tra i presenti vi erano il sindaco (Bolondi) e i membri della giunta comunale. Da un ingresso laterale (che dava sul vicolo adiacente) alcuni luzzaresi curiosi entrarono e si sedettero anche loro a tavola. Tanto appetito, tanto entusiasmo! A causa degli inattesi ospiti il conto finale a carico dell'amministrazione fu ovviamente più alto di quanto preventivato, il che comportò vive proteste da parte dell'opposizione in consiglio comunale.

vai all'articolo di Mario Soldati sull'inaugurazione della biblioteca di Luzzara (Corriere della sera - 1993)

testimonianza di Tullio Losi

(1) A Luzzara esisteva un centralino telefonico situato in municipio al piano terra; si usavano anche i telegrammi e l'ufficio postale era anch'esso situato al pianterreno del municipio, entrando a sinistra.