domenica 14 novembre 2010

La littorina e il sismografo


Passando per piazza nei giorni scorsi, ho sentito la parola “liturina” uscire dalla bocca di un luzzarese. Le mode cambiano, ma qui a Luzzara il treno è ancora la littorina, termine coniato intorno alla metà degli anni ‘30 - se non ricordo male - dal giornale “Il secolo d’Italia”, per indicare le prime automotrici Fiat con motore diesel. All’epoca sulla nostra linea circolavano ancora le vetuste locomotive prussiane in dotazione alla Parma - Suzzara sin dal 1883, anno di apertura dell’esercizio. Alcune di loro, essendo state dismesse nel 1954, vennero immortalate in alcuni film di Don Camillo. La mia generazione è figlia delle littorine tipo ALn 668 (ALn = automotrice leggera a nafta, ribattezzate dalla Società Veneta in ADn), dei “lumaconi rossi” (le automotrici DE- 424 Tecnomasio Brown Boweri del 1958) e delle carrozze del “far west”, ossia le vetture a due assi costruite dalla Stanga di Padova nel 1936. Negli anni ’80 e ’90, i treni della linea Parma – Suzzara che fermavano nella nostra piccola stazione potevano essere definiti “di lusso” se confrontati con quelli che circolavano sulla Guastalla - Reggio (Vi ricordate le “Lollo”? Erano corriere sui binari) o sulla Suzzara - Ferrara dove, fino agli anni ‘80, circolavano ancora le littorine della fiat degli anni '30 e le ALn 668 prima serie (quest’ultime ancora utilizzate). Da studente prendevo quotidianamente il treno per Parma. Diventai presto amico dei controllori ed ognuno di loro aveva un soprannome: Ivan il Terribile (Renato Chinello), Joe Cocker, Saddam, Winchester, Scheggia, Montesano, Nano Pazzo e Tex Willer. La ridotta velocità del convoglio (70 km/h) e la breve lunghezza del percorso permettevano al viaggiatore di familiarizzare con passeggeri e paesaggio. Fino a qualche anno fa era una ferrovia oserei dire “ruspante”, una ferrovia “contadina”. Nelle stazioni c’erano i tavoli in legno di noce di fine ottocento con i piedi “a cipolla”, le panche in legno, le stufe a legna o a cherosene, animali da cortile come capponi, galline e faraone: a Gualtieri la signora della stazione allevava anche le anatre. La mia passione per i treni è cresciuta man mano che utilizzavo la “liturina”. Io e i miei compagni abbiamo passato tantissime ore sui vecchi vagoni della “Veneta”, giocando a carte, dormendo, ripassando la lezione, tirando a china un disegno non finito o festeggiando i compleanni. A volte il tempo non passava mai. Ho ancora in mente il rumore dei giunti delle rotaie e il movimento del treno - tatac tatac, tatac tatac…tatac tatac - l’odore di nafta che entrava dal vestibolo e il fischio del locomotore che disturbava il sonno. In un momento di noia inventai il "sismografo" (vedi foto qui a destra). Con mano leggera e sensibile ai movimenti, tracciavo su un foglio di carta i sobbalzi del treno. I punti dove il treno saltava di più erano l’incrocio tra la Parma - Suzzara e la Parma - Brescia, il ponte del Baccanello, quello della Fiuma e le entrate / uscite dalle stazioni. Conservo ancora questi fogli ingialliti con i tracciati del “sismografo” insieme ai vecchi biglietti e agli schizzi a mano libera degli allestimenti dei treni.

Allego a questa mia testimonianza alcune fotografie scattate negli anni ’90 (il binario in dettaglio era quello originale del 1883 rottamato nel 1996). vail alle foto

Lorenzo Davoli