sabato 13 novembre 2010

La ceramica a Luzzara

A cura di Mario Berni

La distinzione, nata in ambiente accademico, fra "arti maggiori" cioè pittura, scultura e architettura, e "arti minori" fra le quali ultime è compresa la ceramica, perdurando nel tempo, ha fatto sì che, mentre le prime hanno catturato l'attenzione degli studiosi, i prodotti delle seconde sono stati a lungo trascurati. Queste considerazioni sono alla base della presente relazione, con la quale mi propongo due finalità: innanzi tutto far conoscere agli amanti degli oggetti antichi i vari tipi di produzione artigianale della ceramica, in secondo luogo voglio dimostrare che nel nostro territorio si producevano le maioliche. L'impiego diverso dell'argilla dà origine ai seguenti manufatti:
- Terrecotte: argilla cotta una volta sola (es. vasi da fiori, ciotole, mattoni).
- Maioliche (o Faenze): manufatti di argilla che in cottura risultano di struttura porosa e assorbente. Sono sempre rivestiti di smalti e con vernici impermeabili e inattaccabili dagli acidi.
- Terraglie: prodotti porosi solitamente di pasta bianca, molto ricca di carbonato di calcio.
- Porcellane: oggetti di grande finezza, prodotti di argilla purissima bianca: il caolino.

Nulla di quanto è stato creato dalle mani dell'artigiano locale è stato conservato e documentato; tuttavia, a volte, durante la ristrutturazione di vecchi edifici si possono ricavare scoperte interessanti. Infatti, alcuni anni fa, presso la ex caserma dei carabinieri in via L. Soragna, nel demolire l'intonaco dei due locali a piano terra (dove erano ubicate le celle di sicurezza) ho notato sul muro ovest esterno la traccia di una canna fumaria con vari innesti alla stessa di altre canne. Queste, in un primo tempo, mi sono parse normali tubature da riscaldamento o da cucina, ma, in seguito, nel demolire la pavimentazione ho scoperto un'abbondante quantità di cocci di maioliche del 1500-1600. Ho pure ritrovato molti triangoli a "zampa di gallo" usati per distanziare i vari manufatti nella fase di vetrificazione. Da questi ritrovamenti ho dedotto che nei suddetti locali, al tempo dei Gonzaga, doveva esserci una fabbrica di maioliche dello stile a "fattura faentina". Ho notato inoltre che le decorazioni dei manufatti erano prevalentemente floreali o rappresentavano uccelli stilizzati. Per avere una conferma delle mie supposizioni mi sono recato sulle rive del Po e ho raccolto le due qualità di argilla presenti sulla battigia del fiume: le croste umide e quelle più compatte e dure a forma sferica. Ho portato nel mio laboratorio i due campioni di argilla e li ho lasciati riposare in una bacinella piena d'acqua per un buon periodo di tempo. Successivamente ho prelevato le argille e impastandole a mano ho creato due ciotole modellandole su un tornio rudimentale. Dopo averle sottoposte all'essicazione naturale le ho cotte sul fornello ottenendo due manufatti perfettamente identici a quelli ritrovati nei locali del vecchio edificio sopra citato. L'esperimento ha dimostrato che il tipo di argilla presente nel Po poteva essere lavorato e modellato per la creazione di maioliche.

articolo inviato da Fabrizio Berni