domenica 14 novembre 2010

Il calcinculo dei f.lli Zanfretta

fonte: "Noi che Luzzara è casa nostra"

I fratelli Zanfretta - mi sembra che si chiamassero così - erano i proprietari dell'infernale "calcinculo" che per anni animò la sagra del nostro paese. Non so sinceramente se la proprietà del vorticoso "mostro" sia cambiata di recente: i miei ricordi si fermano al 1988, ultimo anno in cui mi sono avvicinato ad un luna park. Tuttavia, pur evitando il contatto fisico con giostre e bancarelle, non sono ancora riuscito ad esorcizzare un incubo ricorrente: durante la fiera, nelle afose notti di luglio, un vecchio, un woofer zompante e una lercia coda di sintetico pelo si avventano sul mio subconscio agitando il mio sonno (peggio delle mani taglienti di Freddy Krueger). La combinazione delle tre costanti - vecchio, woofer, coda lercia - è probabilmente una rielaborazione inconscia di esperienze personali legate a due momenti della mia vita.

Prima esperienza

Luzzara, anni '70 - A quei tempi il luna park trovava spazio tra via De Gasperi e Largo Dante (solo successivamente migrò verso l'argine del Po). Abitando all'epoca in viale Giovanni XXIII, in pochi secondi raggiungevo le giostre, monitorato, vista la mia giovane età, dallo sguardo vigile di mio padre. Dove oggi vi è il campo da tennis, un tempo sostava la mitica autopista, un fantastico autodromo in miniatura; al di là della strada, in un angolo del prato verde (non vi erano ancora le moderne case di oggi), circondato dai colori e dalle luci di bancarelle e baracconi, vorticava il calcinculo Zanfretta. Quasi sonnecchiante, insensibile al parossistico vibrare degli amplificatori, che sparavano nell'aria immobile di luglio le note e il testo di "Ma il cielo è sempre più blu" di Rino Gaetano, un vecchio dal volto segnato, raggomitolato sopra un piccolo sgabello di legno, agitava ritmicamente la corda alla cui estremità languiva la spelacchiata coda: la "preda" degli arditi adepti del "tempio" rotante. E io, con sguardo sognante, guardavo i seggiolini volare sempre più in alto nel buio della notte - quasi a volersi liberare delle catene - forzati com'erano da un infausto destino a danzare per ore ed ore sul volume impossibile del sound della premiata ditta Zanfretta bros.

Seconda esperienza

Luzzara, 11 luglio 1982 - All'oratorio si festeggia alla grande: l'Italia del calcio si è appena laureata campione del mondo. Tra urla e abbracci Carletto Viani stappa una bottiglia di spumante e ne offre a tutti. Ebbro di euforia corro fuori, inforco maldestramente la bicicletta - rovinando nel gesto un paio di pantaloni a zampa di buona fattura - e mi dirigo in zona fiera (le giostre sostano nello spiazzo di fronte alla ditta Fort). Parcheggio davanti al calcinculo Zanfretta. Il vecchio è sempre lì, curvo sullo sgabello, la coda è sempre più pesta e il volume della musica è sempre al limite del sopportabile. Mi avvicino alla cassamixer e compro un biglietto. Sulle note di "Nuntereggae più", del solito Gaetano, fluttuo leggero nell'aria e ripenso all'urlo di Tardelli.

Paolo Losi