sabato 13 marzo 2010

Come arrivare?: l'importanza della bicicletta nell'immediato secondo dopoguerra

Il testo riportato qui di seguito è parte del capitolo "Un anno alla scuola elementare di Villanova ", testimonianza del maestro Tullio Losi inserita nel volume "1856 - 2006 Villanova ...che si ritrova" a cura di Roberto Rinaldi. (...)

Ottobre 1951

Altri maestri di Luzzara m'avevano preceduto a Villanova: la maestra Iori Melli Anna Maria, il maestro Ugo Fortichiari, cari colleghi ormai scomparsi. Chiedo a loro: "Da Luzzara come si può raggiungere giornalmente Villanova?" L'unico mezzo personale di quei tempi: la bicicletta (se ne doveva pagare persino il bollo), non l'automobile (e chi la possiede?), non la vespa o la lambretta, che cominciano, in quel tempo, a fare le loro spavalde apparizioni, ben al di sopra delle possibilità economiche di un maestro, il cui stipendio serve a pareggiare il bilancio familiare. E allora? La bicicletta! Da Luzzara a Reggiolo: dodici chilometri; da Reggiolo a Villanova: altri quattro chilometri. E te lo sogni tu, con gli autunni piovosi, le nevicate invernali (cavallate di neve sulle strade), col vento di Marzo e le piogge di Aprile, di arrivare puntuale a scuola, se non ti prendi prima qualche malanno.

E allora?

"Beh," mi dicono i colleghi "noi abbiamo fatto così: tu in bicicletta ti sposti fino a Suzzara; lì in stazione c'è il treno comodo comodo che ti sbarca a Villanova, ferma pure a Palidano, figurati!"

"Tu godi della concessione "C", uno sconto sul prezzo della corsa o del biglietto riservato ai dipendenti statali: spendi poco e niente, vedrai."

"Dopo c'è una camminata a piedi, che ti fa bene alla salute, e intanto puoi scambiare quattro chiacchiere col maestro Anselmo Bigi, salito al Palidano."

E se il treno ha un poco di ritardo?

"C'è lì vicino alla ferrovia una casa, una famiglia che, con soccorrevole gentilezza, ti presta una bicicletta; che vuoi di più?!"

Non sorridano di compatimento i giovani di adesso che a diciotto anni sono già patentati, con due o tre automobili a disposizione nella rimessa di casa o lì davanti! Vi sembrano assurde tutte le precedenti argomentazioni per pochi chilometri di trasferta? Ma chi se la sognava l'automobile?! Solo due o tre ricconi per ogni paese! Nell'anteguerra non si cantava forse "Se potessi avere mille lire al mese"!? Neanche la radio avevo io! Me la sono comprata nel '54, che, ad accenderla, aveva uno schermo che si illuminava tutto, con le stazioni radio da sintonizzare; e sentivo Claudio Villa cantare: "Buongiorno tristezza, amica della mia malinconia..." Proprio così, ragazzi miei: la miseria di allora, la guerra e il dopoguerra, tutta una tristezza.
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