venerdì 29 maggio 2009

Cronologia di alcuni momenti di festa

Il Ballo è sempre stato uno dei divertimenti più popolari. A Luzzara, negli anni attorno al 1930, le feste da ballo si svolgevano in Teatro o nella sala di proprietà di Arnaldo Gardinazzi, posta sopra l'attuale sede del Credito Emiliano. Nell'estate del 1935, nella ricorrenza della fiera paesana, venne inaugurata la Grotta Verde. L'ideatore di questo locale fu il maestro Nadir Reggiani. Ecco come lui stesso ricorda quegli anni: "Al campo sportivo c'era una piattaforma di legno, che era stata utilizzata dai bambini delle scuole elementari per i saggi ginnici. Subito pensai che quella struttura poteva essere usata come pista da ballo, e così, io e il daziere Domenico Daolio (Spasimen) ci siamo recati dal podestà Fernando Boccalari e gli abbiamo sottoposto il nostro progetto. Boccalari si riservò di darci una riposta, nel frattempo, ci indirizzò al signor Persichella, l'impiegato dell'ufficio Anagrafe, che ci compilò la domanda. La sera stessa, il podestà ci riferì che aveva parlato con i dirigenti del "Dopo Lavoro" (l'ente che organizzava le feste da ballo), i quali avrebbero provveduto alla chiusura del viale Rimembranze (ora via Matteotti) e alla installazione delle impalcature necessarie. Venne perciò concordato il seguente contratto: l'incasso delle feste sarebbe andato metà agli organizzatori, e l'altra metà alla mia orchestra. Il biglietto di'entrata doveva costare 1 lira, facendo poi pagare 20 centesimi per ogni ballo. L'inaugurazione ufficiale è avvenuta nella domenica della fiera. C'era così tanta gente che i biglietti da ballo non bastarono, per cui furono utilizzati quelli già incassati. Abbiamo suonato per tre sere di fila e abbiamo guadagnato 170 lire a testa, un incasso eccezionale, quando allora si prendevano dieci lire al giorno per andare a lavorare, ossia 300 lire al mese. Alla Grotta Verde si ballava la domenica, il giovedì e nelle ricorrenze delle feste infrasettimanali. Le varie attrezzature di legno furono offerte dalla ditta Reni di Luzzara. I dirigenti erano appassionati a queste feste e perciò erano disposti a spendere per rendere sempre più bello ed accogliente il locale da ballo. Gli anni d'oro della Grotta Verde sono stati quelli che precedettero la guerra (1935-40). Allora il ballo era in voga e si suonavano soprattutto dei motivi romantici. Ido Bonazzi, Bianca Conetrali e Vando Magnanini avevano ideato i testi di tre canzoni ed io ne avevo scritto la musica. Mi ricordo che la canzone "Lungo il viale fiorito" di Bianca Conetrali ebbe grande successo. Nel 1948 è stato aperto un nuovo locale: il Bel Sit (dietro l'attuale filiale del Credito Emiliano), gestito da Erminio Anceschi, Giuseppe Daolio e Arnaldo Gardinazzi, il proprietario del cinema. In quel periodo le feste che si svolgevano nella Grotta Verde, erano organizzate dal Fronte della Gioventù. Prima che il locale venisse chiuso definitivamente (1950) la sua gestione era stata data in affitto alla famiglia di Giuseppe Storchi, il tabaccaio. Prima che funzionasse la Grotta Verde io e la mia orchestra, allora formata da Passerini, Sganzerla, Plutarco Mori e Spagna di Codisotto, andavamo a suonare al Gallo d'Oro di Villastrada, un locale posto in riva al Po. Nei primi anni Cinquanta, per poterci spostare, abbiamo acquistato dalla ditta Ficarelli di Villarotta una autolettiga che, in tempo di guerra, era servita a trasportare i feriti: l'abbiamo riadattata e resa idonea al nostro scopo. James Bonfa, che suonava il saxofono, era anche il nostro autista. Ci siamo recati in diverse località, anche piuttosto distanti. Mi ricordo quando siamo andati per la sagra di San Biagio a Cavriana, nel mantovano. Abbiamo suonato per tre sere consecutive dentro il baraccone allestito dal nostro concittadino Giuseppe Storchi.

Il Padiglione Storchi funzionava anche a Luzzara per la sagra di San Giorgio e durante le feste paesane. Nella ricorrenza della fiera di Luglio del 1952 fu installato in viale Filippini, nell'area ora occupata dalla CONAD. In quell'occasione venne chiamata una cantante molto famosa nel mondo della musica leggera: Flo Sandons. Il parco delle giostre era situato in cantarana, nel luogo dove oggi sorge il condominio denominato Cattini. Lì, un tempo, c'era una fossa profonda, che fu colmata di terra dagli scariolanti nella primavera del 1933. Col sopraggiungere dell'estate la piazza e i luoghi più caratteristici del paese diventavano il magico spazio scenico, nel quale la vita popolare trovava il suo momento gioioso.

Trascriviamo la testimonianza della signora Valentina Manfredini, la quale racconta come si divertivano i giovani intorno agli anni 1935-40, e come avveniva il corteggiamento delle ragazze: "Desideravamo l'estate perché in quei tempi così difficili la vita delle giovani, nei lunghi e freddi mesi invernali, si svolgeva in famiglia, con pochi svaghi se si escludeva il Veglione di Carnevale, per chi vi poteva andare. Per parteciparvi era d'obbligo l'abito da sera, e molti risparmiavano tutto l'anno per concedersi questa serata al Teatro Sociale, che attirava anche molti forestieri... Io e le mie amiche frequentavamo l'Istituto Magistrale di Suzzara e l'estate rappresentava per noi vacanza, sole e vita all'aperto. Poiché le giornate erano torride ci recavamo a Po in bicicletta o a piedi. Portavamo la merenda e passavamo il pomeriggio alla spiaggia vestite, ridevamo ai tuffi dei ragazzi che volevano farsi belli ai nostri occhi. Che giorni indimenticabili! Lasciavamo il fiume e il bosco quando le zanzare cominciavano a torturarci. Era questa la nostra domenica. Poi di sera la Grotta Verde rallegrava i luzzaresi. Io andavo da Illia Magnanini (mia carissima amica e confidente) ed insieme alla sua famiglia assistevamo gratis allo spettacolo stando sedute dietro la rete metallica che divideva il viale delle Rimembranze dalla casa dei mugnai. Andavo solo qualche volta perché mio padre era un uomo molto severo. Mi veniva a riprendere verso le undici, ma io ero felice ugualmente. Le strade del paese erano animate dalla presenza di giovani che passeggiavano avanti e indietro; anche la via Nazionale (ora C. Iotti) dove io abitavo, era molto frequentata, e le coppie che potevano parlarsi proseguivano la passeggiata ed andavano ad appartarsi ai lati del muricciolo del ponte che allora si trovava in prossimità del campo sportivo. All'età di 17/18 anni le ragazze erano considerate signorine e venivano permessi i corteggiamenti, in verità molto discreti e sempre in compagnia. I giovani nelle notti estive, quando la luna illuminava le nostre vie quasi buie, ispirati da quel paesaggio e dall'amore, facevano a turno le serenate sotto le finestre delle aspiranti fidanzate. Ricordo una notte particolare. Ci svegliammo al suono di un violino accompagnato da un canto bellissimo e struggente per il significato: ma l'amore no! Era una scena irreale per noi che scrutavamo sotto le tendine il viso dei giovani senza riconoscerli. Quella volta il canto era indirizzato a me, avevo 16 o 17 anni, ma non ho mai saputo o capito chi fossero. A volte i suonatori erano pagati su commissione ed allora, in quelle circostanze, il mandante si faceva vivo, di solito era un persona importante come condizione sociale". Le ragazze che non studiavano si sentivano più emancipate perché avevano più occasioni di frequentare i loro amici o filarini. Nel periodo invernale, gli incontri avvenivano nelle case private. Ecco il racconto di Teresa Gandolfi: "Il nostro divertimento era il ballo e allora organizzavamo delle festicciole a casa dell'uno o dell'altro; se non si riusciva a recuperare un grammofono, si invitava Gino Bisi (Buton) che suonava l'organetto. Prima che si aprissero le danze e si formassero le coppie, chi voleva manifestare le proprie preferenze si esprimeva in rima, con delle battute spiritose: - A sun fri in an galòn, par balà cun vona cl'à ma dat al liròn - (sono ferito ad un fianco, non posso ballare con una che mi ha rifiutato)".

fonte: articolo pubblicato da Carla Bonazzi sulla rivista "Eredi"