mercoledì 29 aprile 2009

Giorgio Canova

Sono nato a San Rocco nel gelido inverno del trenta. Mio padre dopo aver chiamato i miei fratelli maggiori Traude e Iesse, decise di battezzarmi con il nome di Giorgio. La mia infanzia, salvo rari sconfinamenti, l'ho vissuta tra gli argini del Crostolo e della Fiuma. I giorni erano avvolti dalla miseria; miseria che ci permetteva di ingegnare le giornate. Nel 1940, dopo aver venduto al pollaiolo alcuni piccioni, andai per la prima volta al cinema. Con me venne un mio amico. Ci recammo al cinema Roma dove proiettavano "Noi vivi e addio Kira" con Fosco Giacchetti e Alida Valli. Il film, ambientato nella Russia degli Zar, lo proiettarono in due domeniche perché il coprifuoco non permetteva l'intera visione. Nel 1951 partii per il militare. Presi la patente nell'esercito. Durante gli addestramenti in val di Sangro, sul lago di Scanno, tra Frosinone e Roma, costruivamo dei ponti mobili. Io guidavo un GMC Brodkquai della guerra, quindicimila di cilindrata, mezzo chilometro con un litro. Il 2 giugno del '52 sfilai davanti al Presidente della Repubblica Einaudi alle Terme di Caracalla. Nel 1953 andai a lavorare in Francia. Tornai a casa dopo sei mesi e con i soldi guadagnati comprai un "gilerino" 125. Con questa moto feci diversi viaggi; tra i tanti ricordo in particolare quello al mare con mio cugino. Mi sposai con la Vallì e venni ad abitare a Luzzara nella metà degli anni cinquanta.Diventai dipendente del Comune come autista di scuolabus nel febbraio del 1972 (avevano comperato un FIAT 238 nel 1971). Accanto a me c'era l'aiutante, si chiamava "Risti", Aristide, il bidello delle scuole medie. Il suo ruolo era quello di aprire e chiudere le porte del pulmino. Nel 1973 il 238 venne affiancato da una vecchia FIAT 642 immatricolata nel 1956. Aveva un milione di chilometri, 40 posti a sedere, freno motore a maniglia posizionato sul cruscotto, guida a destra, non superava i 70 km orari. Il comune l'aveva acquistata da una cooperativa reggiana. In precedenza era appartenuta all'ACT di Reggio.Questa corriera, me lo rivelò un meccanico dell'ACT, era stata un tempo usata per i viaggi che organizzava il partito in Jugoslavia e negli altri paesi dell'est. Proprio in uno di quei viaggi, dalle parti di Belgrado, si ruppe la pompa. Il meccanico l'andò ad aggiustare raggiungendo quel posto con una FIAT 1100. Un giorno, sulla strada che da Casoni va a Villarotta, dalle parti del campo sportivo di Villarotta, in prossimità della curva, cadde la barra dello sterzo: non finimmo nel fosso per miracolo. Alla mattina, quando faceva freddo, accendevo la corriera riscaldando l'aria davanti al collettore con un foglio di giornale infuocato. Adesso possiedo una barca bianca sulla riva del fiume Po e passo buona parte della mia vita nel bosco. Ho un cane che si chiama Tom "e par me la ERRE QUATTRO la sarà sempar la machina pö bela dal mond!"

testimonianza raccolta da Lorenzo Davoli