domenica 29 marzo 2009

Lettera di Cesare Zavattini ad una classe di III elementare

Roma, 5 novembre 1976

Cari... grazi
e delle vostre affettuose parole per questo mio vecchio libro. Lo scrissi che non erano ancora nati i vostri genitori e forse per qualcuno, neanche i nonni. Perché lo pubblicai nel 1931, ma qualche sua pagina risale a tre o a quattro anni prima, e la feci proprio lì nel nostro paese, che non era poi troppo diverso da adesso. C'erano anche allora i buoni e i cattivi, i ricchi e i poveri, i sani e i malati, c'era la nostra grande torre, i nostri bei portici, la nebbia fitta come nelle favole, il sole rosso che cala nel Po dopo aver illuminato il ricovero come fosse una reggia (ma per pochi minuti), c'erano i cacciatori i pescatori i giocatori di briscola o di tresette, c'era la bicicletta con la quale si andava all'estero, cioè a Guastalla, a Suzzara (parevano tanto più lontani di oggi), c'era la guerra, quella del '14, che pareva meno brutta delle altre guerre e non era vero, c'era il trenino col fischio che veniva da Parma diretto a Suzzara, i nostri tortelli di zucca erano i più buoni della bassa, il lambrusco faceva una schiuma rossa come una bandiera, le strade non avevano l'asfalto ma i giaròn, e non so perché il rumore dei carretti rendesse più viva Luzzara, e c'eravate un po' anche voi perché i vostri antenati facevano la corte alle vostre antenate, si davano appuntamento al buio "longa li fosi o al vial dla stasion" e così nascevano i vostri genitori e poi voi qualche volta anche prima del matrimonio per la meravigliosa fretta di avere un figlio e di essere felici che prende qualche volta un uomo e una donna che si vogliono bene. Ma il vostro bravissimo maestro vi spiegherà meglio. Intanto io vi saluto con le vostre famiglie scusandomi se l'elenco delle cose che c'erano e ancora ci sono è stato così breve. Ci vorrebbe un librone come il vocabolario a nominarle tutte e non basterebbe. Forse il vostro maestro vi darà un tema: quali sono le cose che amate di Luzzara? Chi dirà la luna, chi la pasta fatta in casa, chi il cielo che sembra fatto solo per noi e invece quello stesso che abbiamo sopra la nostra testa, dalla Zamiola alla Montata, prende sotto di sé come una chioccia anche il Palidano la Tagliata e forse anche Reggio e Mantova, perfino chi dirà "li chisulini", chi i fuochi artificiali per i quali Sant'Ignazio è uno specialista, chi San Giorgio che uccide il drago e chi quei dieci ragazzi (saranno stati magari parenti vostri) che andavano di notte a far saltare le barche dei tedeschi e ci hanno rimesso la pelle, trent'anni e più fa. Ma chissà quante volte avete sentito parlare della Resistenza, un fatto così importante che milioni di italiani che avrebbero voluto prendervi parte oggi si sentono umiliati di non aver potuto o saputo - anch'io sono tra questi - ma alle grandi cose bisogna partecipare al momento giusto, dopo le parole non servono. Vi abbraccio col vostro maestro Losi e non dispero di venirvi a conoscere proprio in classe la prima volta che torno.

Vostro Cesare Zavattini